Intervista psicologa dello sport | Sanitas Assicurazione Malattia
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«Senza obiettivo non serve a niente nemmeno il gadget più chic»

«Senza obiettivo non serve a niente nemmeno il gadget più chic»

Signora Feldmann, i cardiofrequenzimetri, gli orologi GPS e gli activity tracker aiutano a motivare a praticare sport?

La cosa più importante è riflettere sul motivo per cui si pratica dello sport. Si vogliono curare i contatti sociali, si mira a svago e relax, in primo piano si mette la salute? Oppure l’obiettivo è un miglioramento delle prestazioni grazie a unità di allenamento pianificate e variate? Ci sono diversi motivi per cui le persone si muovono e praticano sport. A seconda dell’obiettivo che si persegue, possono essere utili diversi gadget tecnici. Risulta però chiaro che senza obiettivo non serve a niente nemmeno il gadget più chic.

Con l’arrivo di cardiofrequenzimetri, orologi GPS, activity tracker ecc., constata un cambiamento nel comportamento relativo al movimento e allo sport?

La digitalizzazione corrisponde allo spirito del tempo e naturalmente è visibile anche nello sport e nel tempo libero. Tuttavia, non conosco alcuno studio che confermi un legame tra i gadget tecnici e il comportamento relativo allo sport.
Credo che non sia tanto la tecnologizzazione quanto piuttosto l’attuale società fortemente competitiva ad avere conseguenze sullo sport: fa semplicemente parte della vita fornire prestazioni sia sul lavoro che nel tempo libero.

Si può dire quali gruppi di persone sono più attratti dai gadget tecnici?  

A un atleta di uno sport di squadra la tecnologia serve poco, mentre a chi pratica uno sport di resistenza può essere di grande aiuto. Le mie osservazioni personali mostrano che i gadget aiutano soprattutto le persone che si trovano già a un livello alto o molto alto.

Il sostegno tecnico può portare a un cambiamento a lungo temine del comportamento legato al movimento di persone pigre?  

La tecnica non potrà mai sconfiggere il nemico dentro di noi, dobbiamo farlo noi. Tuttavia, apparecchi come l’activity tracker sono molto in voga al momento e possono dare lo stimolo per un cambiamento del comportamento. Per qualcuno che già in precedenze ha fatto poco movimento, un gadget sarà difficilmente sufficiente per provocare un cambiamento a lungo termine. Si dice che affinché il cambiamento di un’abitudine sia duraturo (ad esempio praticare regolarmente sport) debba persistere per tre mesi. Il gadget può essere un buono stimolo, ma non garantisce più movimento a lungo termine.

Allora cosa può motivare le persone a muoversi di più?

Decisivi sono soprattutto obiettivi realistici e obiettivi intermedi. Può aiutare anche una certa pressione sociale da parte di amici e colleghi (la comunità), affinché si rispettino i propri buoni propositi. Contatti «reali» rimangono più efficaci del sostegno da parte di una community digitale, perché se non si posta un risultato su una piattaforma online, interesserà ben a pochi. Invece, se si ha appuntamento con qualcuno per andare a correre e gli si dà buca, ciò avrà conseguenze maggiori.

Secondo lei, quali sono i maggiori benefici dei gadget tecnici?

È sicuramente positivo il fatto che si possa documentare tutto in modo mirato e che si possa sfruttare appieno l’allenamento e migliorarne la qualità. Soprattutto nello sport agonistico non è più pensabile allenarsi in modo efficace senza questa tecnologia.

Vede anche aspetti negativi?

Il fatto che tutto sia misurabile nei minimi dettagli può diventare problematico se qualcuno si concentra troppo sui dati e ha costantemente l’impressione di dovere superare se stesso o gli altri. Bisogna fare attenzione a non arrivare a un sovrallenamento, ma a mantenere un rapporto salutare con la prestazione. Soprattutto le persone predisposte al perfezionismo tendono a esaurirsi troppo dal punto di vista fisico e a mettersi troppa pressione a livello psichico. In casi estremi può anche sfociare in una dipendenza da sport: oltre a sintomi fisici e psichici si corre il rischio di un isolamento sociale, perché lo sport e la prestazione diventano improvvisamente la cosa più importante, mentre si trascura l’ambiente circostante.

A volte si dovrebbe anche praticare sport senza gadget?

Ci sono sicuramente tanti sportivi del tempo libero, che praticano sport con un orologio GPS, ma che durante l’allenamento non lo guardano nemmeno una volta. Documentano semplicemente dopo l’allenamento la prestazione raggiunta. Tuttavia, per chi è fissato con le sue prestazioni e i suoi tempi e durante il training legge costantemente i dati, è sicuramente un vantaggio allenarsi qualche volta senza misurazione. Durante questa «pausa dei dati» si ha di nuovo tempo per concentrarsi in modo consapevole sul proprio corpo e sui singoli movimenti. Si osserva l’ambiente e si percepisce se l’attività fisica è anche divertente. L’attenzione è sul «Qui e ora» e sull’attività vera e propria invece che sul risultato.


Di più sull’argomento

www.romanafeldmann.ch

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