Lo sport rafforza il cuore | Sanitas Assicurazione Malattia
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Il cuore ama lo sport

La salute del cuore dipende da molti fattori. I cardiologi concordano sul fatto che lo sport e il movimento fanno bene sia al cuore sano che a quello malato. L’importante è che venga praticato nella giusta misura.

Testo: Clau Isenring

 

Chi conduce una vita attiva, previene problemi fisici che possono essere pericolosi per il cuore. «Sovrappeso, glicemia, pressione alta e colesterolo sono i maggiori fattori di rischio per malattie come l’ostruzione delle arterie coronariche e gli infarti», spiega il cardiologo Christophe Wyss della clinica delle malattie del cuore Hirslanden. Questi quattro fattori di rischio possono essere influenzati positivamente con sufficiente movimento, un’alimentazione sana e rinunciando al fumo.


Muoversi sì, ma quanto?

Quale frequenza e intensità di movimento è consigliabile per chi non è un super atleta o un fanatico dello sport? Per ridurre il rischio per il sistema cardiocircolatorio e salvaguardare la salute del cuore, l’Associazione europea di cardiologia consiglia 150 minuti di allenamento moderato oppure 75 minuti di allenamento intenso a settimana. Ecco alcuni esempi di attività moderata: ballare, camminare velocemente, passare l’aspirapolvere, tagliare l’erba o giocare a golf. Il jogging, la bicicletta, il nuoto o il tennis sono invece delle attività intense. Ma ciò che inizialmente può sembrare poco, può presto trasformarsi in una grande sfida. «30 minuti di moto aerobico moderato cinque volte alla settimana non sono fattibili per la maggior parte delle persone», conferma Wyss. Perciò consiglia di integrare il movimento nella vita di tutti i giorni: per esempio «fare le scale piuttosto che prendere l’ascensore» oppure «scendere dal tram una fermata prima».


Cambiare le proprie abitudini progressivamente

Chi decide improvvisamente, all’età di 50 anni, di iscriversi alla maratona di New York per compensare anni di vita sedentaria, rischia molto. «Per un corpo non allenato, gli sforzi grandi comportano dei rischi», spiega Wyss. Va però anche detto che le persone che hanno subito un infarto non sono sempre i diabetici fumatori, obesi e in età avanzata. Uno sforzo fisico intenso può provocare un infarto cardiaco anche in atleti ben allenati, ad esempio se hanno anomalie coronarie congenite o patologie del miocardio non scoperte. «Il 40 percento degli infarti cardiaci sono da ricondurre a una predisposizione genetica», spiega Christophe Wyss. E nonostante gli anni di ricerca, le cause genetiche sono ancora poco conosciute.


Il profilo di rischio individuale

Il rischio individuale di infarto può essere analizzato nell’ambito di una consulenza cardiocircolatoria. Durante questa consulenza, il cardiologo confronta la pressione sanguigna, il tasso del colesterolo, l’anamnesi familiare, la quantità di sigarette al giorno e altri fattori con ampie banche dati e determina così un profilo di rischio statistico per i prossimi 10 anni. «Questi profili sono probabilità statistiche, non prognosi assolute», specifica Wyss, «ma possono essere utili per uomini dai 40 anni e per donne dai 50 anni.»


La vita dopo l’infarto

Mentre in passato i medici consigliavano ai pazienti cardiopatici automaticamente riposo, oggi si sa che è possibile fare sport anche dopo aver subito un infarto. Anzi, «il movimento riduce il rischio di ricaduta, accelera la guarigione e migliora la salute in generale», sottolinea Wyss. L’allenamento deve tuttavia essere eseguito sotto la guida e in accordo con il medico curante, dato che l’intensità va determinata a seconda del tipo di infarto. Dopo un infarto cardiaco, anche i cosiddetti gruppi del cuore (vedasi www.swissheartgroups.ch) possono avere un effetto molto positivo. Gli allenamenti di gruppo sono utili non solo dopo un infarto, ma anche a scopo preventivo per persone con un profilo di rischio elevato.


Il PD dr. med. Christophe Wyss, 43 anni, è specialista FMH in cardiologia e responsabile del reparto di cardiologia acuta presso la clinica delle malattie del cuore Hirslanden a Zurigo. Inoltre è specializzato in cardiologia invasiva (cateterismo cardiaco e stent) e in medicina subacquea.

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