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Il mito delle pulizie di primavera

La primavera è alle porte, le pulizie di stagione fanno parte dell’economia domestica svizzera. È così anche per voi? Forse vi chiederete: quale grado di igiene è necessario? Troppa pulizia può recare danno alla salute?

Testo: Barbara Lukesch

Nessuno è indifferente alla tematica, di fronte a essa si dividono gli animi. Alcune donne ammettono che effettivamente il sole primaverile mette in mostra senza pietà tutta la polvere e lo sporco accumulato e che quindi, al più tardi a marzo, si deve dare il via alle pulizie. Certi uomini sono convinti che in primavera si risveglino gli istinti primordiali da «angelo del focolare» della propria donna e che quindi sarà vittima della mania per le pulizie.

Il fatto è che le pulizie si manifestano nell’economia domestica svizzera sia in grande stile (quelle di primavera appunto) che non (settimanali). Lo scrittore tedesco Julius Stettenheim constatò nel 19° secolo: «La pulizia, in entrambe le forme, è un tedio, anche se è utile e indispensabile come imparare a memoria le tabelline». L’igiene in sé fu un progresso a partire dal 16° secolo, periodo nel quale spesso «i pavimenti erano coperti di sputo, vomito ed escrezioni di uomini e animali», come constatava il famoso Erasmo da Rotterdam di ritorno da uno dei suoi viaggi. Ci volle del tempo prima che gli uomini capissero la relazione tra canalizzazione, igiene e malattie.

 

Un nuovo «campo di battaglia»

Il progresso tecnologico contribuì al miglioramento della consapevolezza riguardo alla pulizia: poiché all’inizio non esistevano né il detersivo né l’aspirapolvere, le donne dovevano lavare i panni in ginocchio, con un misto di sabbia fina e acqua. Quando, dopo la seconda guerra mondiale, arrivarono sul mercato i primi detersivi sintetici, iniziò il processo di «sublimazione della donna casalinga», come scrive Maria Antas nel suo libro del 2013 «Wisch und weg». Negli spot pubblicitari gli uomini lodavano la «splendente lindezza» che le loro mogli ricreavano in casa. Di conseguenza, secondo la Antas, «alcune aziende svilupparono metodi per minare la competenza delle casalinghe e ricavare denaro». Iniziarono a mettere sotto la lente d’ingrandimento un tipo di sporco ancora più difficile da combattere, essendo invisibile a occhio nudo: i batteri.

 

Una fatica di Sisifo

Dalla gestibile pulizia quotidiana, si è passati a una vera e propria fatica di Sisifo, con la quale oggi anche gli uomini devono confrontarsi. Alcuni prodotti sono diventati talmente forti da dover indossare i guanti per proteggere la pelle, ma la polvere delle case è molto più resistente di noi. Nonostante gli sforzi non riusciremo mai a liberarci del tutto di quel grigio miscuglio di capelli, cellule morte, muffe, polline, briciole di pane, acari, polvere e batteri.

Nel frigorifero, ad esempio, ci sono circa 11 milioni di batteri per centimetro quadrato che sopravvivono grazie all’umidità e al cibo, sfidando il freddo. Non appena li abbiamo eliminati, ecco che ricompaiono, poiché il nostro pannospugna multiuso arriva a ospitare circa 20 milioni di batteri per centimetro quadrato, una volta usato. Attraverso queste variopinte centrifughe di sporco distribuiamo i germi in ogni angolo della cucina, mentre ci convinciamo ingenuamente di aver ripulito tutto.

 

Solo alcuni tipi di germi sono pericolosi

Meno male che i microorganismi presenti nelle nostre case sono praticamente innocui, come assicura Ernst Tabori, direttore del centro di consulenza sull’igiene di Friburgo, in Germania. Mentre negli ospedali, per ovvie ragioni, valgono rigide procedure di disinfezione e devono essere adottate misure specifiche, «la maggioranza dei germi presenti nelle nostre case sarebbe innocua, e se anche ci fosse qualche batterio pericoloso, lo sarebbe solo per coloro che hanno un sistema immunitario indebolito». Un’accurata pulizia con un detergente universale, uno spray per le superfici di vetro e un detergente all’aceto contro il calcare è sufficiente, anche nel bagno di casa.

 

Esistono anche batteri buoni

L’Ufficio federale della sanità pubblica di Berna mette in guardia in modo esplicito contro i potenziali danni alla salute e all’ambiente causati da un uso improprio di prodotti chimici per la pulizia. Un uomo sano dispone infatti di sufficienti difese immunitarie contro i batteri. Chi fa uso improprio di agenti chimici elimina anche i batteri utili: essi evitano che i microorganismi «cattivi» si moltiplichino nel nostro corpo. È infatti uno strato di batteri ciò che protegge la nostra pelle, così come la flora batterica nel nostro intestino permette la digestione. «I batteri compongono in totale 2 kg del nostro peso corporeo», svela Tabori. Abbiamo 10 volte più batteri in noi rispetto a cellule: si può dire che l’essere umano sia un hotel che non può vivere senza i suoi ospiti.

Di conseguenza: le pulizie di primavera sono utili se viste come liberatorie, alla stregua di un rituale che fa sentire in pace e aiuta a rinnovarsi. La domanda che sorge spontanea, poi, è quanto spesso siano necessarie le normali pulizie domestiche. Per Tabori, il nostro esperto di igiene, esiste solo una regola fondamentale: «Abbastanza da soddisfare la nostra percezione di pulizia, tanto da sentirci a nostro agio tra le mura di casa».

 

Allarme rosso in cucina

Naturalmente esistono anche germi pericolosi. Secondo Tabori, la cucina sarebbe ancora più a rischio della stanza da bagno: «Questo semplicemente perché vi è il rischio di trasportare batteri coliformi, tipici dell’intestino, dal bagno alla cucina, se non ci si lava accuratamente le mani». L’igiene della cucina e degli alimenti è particolarmente importante perché «veniamo a contatto con i batteri pericolosi proprio attraverso la bocca e gli alimenti». La carne e il pesce crudi non dovrebbero mai entrare in contatto con altri generi alimentari, chi prepara cibi crudi e cotti usando lo stesso tagliere può andare incontro a sgradite conseguenze.

Spesso viene poi sottovalutata l’importanza di non lasciare gli scarti vegetali troppo a lungo nella pattumiera biologica, specialmente nei giorni caldi. La lavastoviglie inoltre non è del tutto innocua come si crede: la muffa si trova in più della metà di tutte le macchine, nelle guarnizioni e nel filtro. «Per evitare tutto questo si dovrebbe svuotare il filtro dopo ogni lavaggio e lavare e asciugare le guarnizioni », consiglia Tabori.

 

Quando il male viene da dentro

In base alle ricerche effettuate in Oriente e in Occidente, l’autrice Maria Antas ha constatato che il consumo di sapone a Singapore ammonta al doppio rispetto a quello della Malesia, nazione confinante. Se confrontato poi con l’Indonesia, si passa addirittura a quattro volte di più. La mortalità infantile a Singapore è la più bassa al mondo, ma i piccoli soffrono spesso di asma, allergie e depressione. L’autrice conclude: «Si denota il fatto che in una nazione sviluppata a livello di igiene, sembra che il male logori l’individuo da dentro, e che si sviluppino nuovi tipi di problemi e malattie che non hanno a che fare con le condizioni igieniche». 

 

Un eccesso di igiene può causare allergie?

I risultati di uno studio del 2007, condotto sotto la supervisione dell’Istituto per la medicina sociale e preventiva dell’università di Basilea, sembrano confermare questa tesi. L’esame condotto su 15 000 bambini provenienti da Austria, Germania, Olanda, Svezia e Svizzera ha dimostrato che i piccoli che bevono il latte proveniente dalle fattorie, soffrirebbero meno di raffreddori e asma, pur non vivendo in campagna. Alcuni anni dopo, un altro studio tedesco avrebbe riscontrato il fatto che i figli di contadini verrebbero colpiti più di rado da allergie rispetto ai compagni che vivono nello stesso paese o in città. A quanto pare il detto «a little dirt does not hurt» (un po’ di sporco non fa mai male) sembrerebbe trovare il proprio fondamento, come ha potuto constatare Erika von Mutius, dottoressa e ricercatrice di Monaco.

Ai genitori dei bimbi colpiti da asma e allergie sorge spontanea la seguente domanda: troppa pulizia può recare danno alla salute? Poco tempo dopo la stessa ricercatrice è riuscita a tranquillizzare gli animi dando una risposta: dopo gli studi condotti su un campione di 400 famiglie si è potuto riscontrare che non sarebbe l’igiene eccessiva a provocare danno alle persone (quindi «no dirt also does not hurt»), bensì gli incidenti che avvengono durante lo svolgimento delle pulizie. Secondo il centro di consulenza per la prevenzione degli infortuni (upi) ogni anno, in Svizzera, circa 25 000 persone sono vittime di incidenti domestici, anche a causa delle pulizie di primavera. Gli infortuni capitano più frequentemente quando si cerca di sbrigare tutto in un giorno solo, di fretta. L’upi consiglia quindi di suddividere i lavori di pulizia in più giornate, di utilizzare cavalletti sicuri invece di sedie e cassette per raggiungere i ripiani più alti e permettersi delle pause di tanto in tanto.

 

Ordine creativo

In «Wisch und weg» Maria Antas descrive poi in modo euforico un altro possibile aspetto delle pulizie di primavera: «Mentre noi spolveriamo, i nostri pensieri hanno libero sfogo e la creatività si risveglia. Ogni nostro senso è attivo, il nostro ordine interiore si accresce, poiché i nostri sforzi portano a un risultato splendente». Poco importa se poi il nostro partner, accogliendo con un bacio le nostre fatiche, ignora il fatto che così facendo ci siamo scambiati 40 milioni di batteri.

Meh Dräck* (più sporco)

Il pannospugna multiuso che usiamo in cucina è il più grande distributore di germi domestici, con i suoi 20 milioni di batteri per cm2. Il frigorifero è in seconda posizione con 11,4 milioni. Il tagliere, le fughe in silicone del bagno, i rubinetti, le tende, gli interruttori della luce, le maniglie delle porte e le spugne sono altrettanto contaminati. Sorprendente: la tavoletta del WC, una volta asciutta, ospiterebbe solamente 200 batteri per cm2.

Circa 9 milioni di batteri per ml si nasconderebbero nell’acquasantiera delle chiese, mentre sul display del nostro cellulare se ne trovano 4 milioni per cm2. Sul manico del carrello per la spesa ci sarebbero circa 110 000 batteri per cm2, sulla tastiera del computer e sulla cornetta del telefono circa 13 000, così come sulla tastiera degli sportelli automatici.

Sono sufficienti acqua e sapone

Si devono dunque disinfettare più oggetti possibili? Ernst Tabori, del centro di consulenza sull’igiene, ci rassicura che ciò non serve. L’importante è lavarsi bene le mani una volta tornati a casa, visto che non è tanto il numero che conta, quanto «il tipo di batteri, soprattutto la percentuale di quelli di tipo coliforme, tipici delle feci e dell’intestino». Acqua e sapone sono più che sufficienti per pulire le mani: «Chi si attiene a questa semplice abitudine protegge se stesso e i familiari dalle infezioni e non ha più bisogno di preoccuparsi della scarsa igiene degli altri sconosciuti».

*espressione coniata dal musicista rock Chris von Rohr

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