Dossier: Gravidanza

Rottura delle acque: evviva, arriva il bebè!

La rottura delle acque annuncia spesso l’inizio del parto. Ognuno al suo posto, arriva il bebè!

Testo: Helwi Braunmiller; foto: Unsplash

A lungo, il bebè si trovava al calduccio nel grembo materno. Verso la fine della gravidanza, i bebè in media nuotano in 800 millilitri di liquido bevendone all’incirca 400 millilitri giornalmente; una parte viene poi filtrata dai reni ed espulsa nuovamente nel liquido amniotico. Ma poiché la placenta assume la maggior parte dell’escrezione, l’urina del feto non è molto concentrata.

Quando alla fine della gravidanza si rompono le acque, significa che si passa alla fase del parto e che tra qualche ora inizieranno le contrazioni, se ciò non fosse già avvenuto. Non sempre il liquido amniotico fuoriesce improvvisamente in quantità abbondanti. A volte, esce un po’ alla volta.

La rottura delle acque fa scattare tutta una serie di eventi nel corpo: vengono prodotti degli ormoni speciali chiamati prostaglandine. Essi inducono le doglie e provocano la dilatazione della cervice.

Si sono rotte le acque? Chiamate l’ospedale o la levatrice!

Se si sono rotte le acque bisogna contattare la levatrice o l’ospedale. Poiché tra la rottura delle acque e il parto non dovrebbe trascorrere troppo tempo: il liquido amniotico è a temperatura corporea e ricco di sostanze nutritive, l’ambiente ideale per i batteri. Se le contrazioni non dovessero inziare spontaneamente, il parto viene indotto al più tardi 24 ore dopo.

Se nonostante le doglie, le acque non si rompono, a volte le levatrici aprono il sacco amniotico per far avanzare il parto. Ciò avviene tramite un ditale al quale è fissato un piccolo gancio. Rompere il sacco amniotico è quindi molto meno drammatico di quanto il termine faccia pensare. La piccola incisione non fa male, tuttavia aumenta l’intensità delle doglie e aiuta a far avanzare il travaglio.

Rottura delle acque precoce

Si parla di una rottura delle acque (o amnioressi) precoce quando il sacco amniotico si rompe molto prima della data prevista per il parto. Ciò accade a una donna incinta su cinque. La causa può essere un’infezione vaginale; ma anche troppo liquido amniotico o in caso di gemelli. Questo di solito significa una degenza ospedaliera per le gestanti, da un lato per ridurre al minimo il rischio di infezione grazie all’uso di antibiotici, ma anche per monitorare da vicino madre e figlio e per ritardare il parto con farmaci tocolitici. Poiché la perdita prematura di liquido amniotico danneggia lo sviluppo dei polmoni del feto e può portare a malformazioni del cranio, dei fianchi o dei piedi.

Il liquido amniotico può essere distinto dall’urina se la perdita è abbondante e costante. Inoltre è incolore e ha un odore piuttosto dolce.

Quando fuoriesce soltanto poco liquido è consigliabile farlo esaminare da un medico. L’ecografia serve a determinare quantità e valore pH del liquido amniotico. Si consiglia di indossare un assorbente o un salvaslip spesso con cui è poi possibile determinare il liquido amniotico.

Se si rompono le acque ma la testa del bambino non è ancora ben posizionata nel bacino, le gestanti devono essere trasportate in ospedale sdraiate.

Lo sapevate che a volte i bambini nascono con il sacco amniotico ancora intatto? Questo fenomeno è anche conosciuto come nascita con la camicia.