L’ABC del primo soccorso

Perché nelle situazioni di urgenza alcune persone agiscono in modo calmo e lucido, mentre altre sono come paralizzate? I fattori chiave sono conoscenza ed esperienza. Cinque consigli per aggiornare le proprie conoscenze di primo soccorso.

Testo: Jessica Braun; foto: iStock

Una caduta da una scala, un affanno improvviso, uno svenimento: la probabilità di avere a che fare con una situazione di urgenza medica è elevata. Quasi un terzo della popolazione svizzera si è già trovato ad affrontare un’urgenza nel proprio ambiente domestico o lavorativo. In questi casi, prestare soccorso con la massima celerità è un dovere morale.

Vedere una persona ferita o priva di sensi può tuttavia anche essere angosciante. Secondo uno studio della Croce Rossa Svizzera, la metà delle persone interpellate è incerta sul comportamento da adottare; perché è priva delle nozioni necessarie o ha ricordi soltanto vaghi del corso di primo soccorso seguito anni addietro.

«L’errore più grande che si può commettere è tuttavia quello di non fare niente», afferma Franz Keggenhoff. Nel periodo in cui è stato docente a contratto per la Croce Rossa Svizzera ha formato numerosi soccorritori. Il fatto che le persone prive di dimestichezza con le misure di primo intervento si sentano insicure è del tutto normale, afferma. «Un’urgenza non è una situazione quotidiana.»

Ma anche senza una solida formazione, la maggior parte di noi è in grado di fare la cosa giusta. «Chiamare il numero di urgenza e tenere la mano a una persona ferita è già una forma di primo soccorso. E anche le manovre più complesse vengono fatte perlopiù correttamente in modo intuitivo.» Nel suo libro «Erste Hilfe – Das offizielle Handbuch» (Südwest Verlag) descrive tipici scenari di incidenti e urgenze e che cosa bisogna fare in tali casi. Di seguito vi illustriamo le situazioni più frequenti. 

Parlare alla persona: «la maggior parte delle persone è in grado di rispondere e di spiegare che cosa è successo e come si sente», afferma Franz Keggenhoff. 

Controllare la respirazione: se la persona è priva di sensi, è necessario verificare se respira. Se il respiro è normale, per prima cosa bisogna metterla con cautela nella cosiddetta posizione laterale di sicurezza e poi allarmare il servizio di soccorso. 

Emergenza sanitaria 144: se la persona non respira, è necessario prima allarmare la centrale di urgenza o accertarsi che qualcun altro lo faccia, iniziando poi le operazioni di rianimazione. 

Massaggio cardiaco: scoprire il petto e poi collocare entrambi i palmi delle mani sovrapposti a metà dello sterno, effettuando compressioni profonde circa cinque centimetri nella gabbia toracica. 

Ritmo ottimale: «Stayin’ Alive» dei Bee Gees. Chi padroneggia la tecnica della respirazione artificiale può effettuarla. I meno esperti possono limitarsi a un massaggio costante fino all’arrivo del personale di urgenza.  

Utilizzare il defibrillatore: se sul posto intervengono in aiuto varie persone, qualcuno dovrebbe cercare un defibrillatore e familiarizzarsi con esso. «Non bisogna averne paura», afferma Franz Keggenhoff. «La guida vocale spiega passo per passo quello che bisogna fare.» Prima di liberare la scarica elettrica, bisogna interrompere il massaggio cardiaco e allontanarsi!

In media ogni 30 minuti in Svizzera una persona subisce un ictus. Questa urgenza, nota anche come colpo apoplettico, richiede un intervento tempestivo, in quanto il cervello non riceve più sufficiente ossigeno. Se un uomo ha improvvisamente un sorriso storto, non è più in grado di sollevare il braccio o ha difficoltà a ripetere una frase, si è in presenza dei tipici segnali di un ictus.

Questi sintomi possono ricorrere anche nelle donne, ma spesso l’ictus si manifesta anche con nausea, dispnea, dolori al petto o mal di testa. In presenza di un ictus bisogna chiamare subito il servizio di soccorso e specificare i sintomi. In questo modo è possibile indirizzare il/la paziente direttamente in un ospedale dotato di una cosiddetta Stroke Unit specializzata. 

Fino all’arrivo dei soccorsi la persona va tenuta seduta con il busto leggermente sollevato, allentando gli indumenti stretti. «Non dare assolutamente niente da bere», mette in guardia Franz Keggenhoff. «La deglutizione potrebbe essere compromessa».

Un cuore sano pompa quasi cinque litri di sangue al minuto. In caso di infarto un vaso coronarico si ostruisce e il miocardio riceve una quantità insufficiente di sangue e ossigeno. In caso di forti dolori al petto, sensazioni di ansia e sudorazione fredda (le donne lamentano piuttosto sintomi di pressione o costrizione al petto, nausea o vomito), bisogna chiamare immediatamente il servizio di pronto intervento e riferire la probabilità di un infarto. In questo modo è possibile intervenire subito con le cosiddette Chest Pain Units. Importante: cercare di tranquillizzare il più possibile la persona.

Disidratazione o sovraffaticamento in condizioni di caldo estremo? La conseguenza può essere un’insufficienza cardiocircolatoria. «Se la persona è cosciente, bisogna farle assumere liquidi e poi farla sdraiare con le gambe leggermente sollevate.» Se ha freddo, va scaldata con coperte o indumenti.

Importante: in caso di svenimento, non dare niente da bere e chiamare subito il servizio di pronto intervento, controllando regolarmente la respirazione. 

Vertigini, nausea e mal di testa e arrossamento intenso sono segnali di un’insolazione. Un’esposizione eccessiva al sole può irritare le meningi in modo tale da causare un edema. «Anche la rigidità del collo può essere un sintomo», afferma Keggenhoff.

In questi casi è necessario spostare subito la persona interessata in un luogo fresco o almeno all’ombra, con il busto leggermente sollevato. L’applicazione di panni bagnati alla testa allevia i sintomi. È consigliabile anche bere, ma soltanto se il soggetto è chiaramente cosciente. Come in tutti i casi di urgenza, i soccorritori dovrebbero verificare regolarmente se la persona respira e reagisce agli stimoli vocali.