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Ginnastica miofasciale: fluidità senza dolori

I tessuti connettivi sono un importante organo sensoriale, responsabili tra l’altro dell’insorgenza di dolori diffusi. Gli esercizi con il rullo miofasciale sciolgono le cosiddette aderenze e con questo le contratture muscolari, contribuendo al buon funzionamento dell’apparato locomotore. E non solo per gli sportivi.

Testo: Julie Freudiger; foto: Sebastian Doerk

Il corpo umano è come un pompelmo. Almeno per quanto riguarda il tessuto miofasciale. Se si taglia il frutto in due, si riconoscono pellicine bianche che suddividono la polpa in singole sezioni nonché una buccia più morbida che avvolge e contiene l’intero frutto. Esattamente come nel corpo umano: una fitta rete di fibre biancastre, il tessuto connettivo, avvolge muscoli, tendini, organi e altre strutture corporee. I tessuti miofasciali penetrano nell’intero organismo, collegando tutto. Senza di loro, lo scheletro crollerebbe.

Qual è la funzione del tessuto miofasciale?

A lungo gli esperti hanno pensato che il tessuto connettivo fosse semplicemente del materiale «morto» di riempimento e di supporto. Solo di recente il tessuto miofasciale si è guadagnato l’attenzione della scienza, la quale ha scoperto che presenta numerosi recettori. Questo significa che è in grado di percepire e trasmettere gli stimoli. Il tessuto miofasciale è quindi un importante organo sensoriale, sia per la percezione del corpo che per la sensibilità al dolore. A seconda della zona del corpo in cui si trova il tessuto connettivo, la sua funzione e consistenza cambiano. Le fibre possono avere la resistenza alla trazione dell’acciaio, ma anche essere morbide e sciolte, fino ad arrivare al doppio della loro lunghezza. Le fasce fungono da ammortizzante per gli organi e li proteggono, stabilizzano il corpo, trasmettono la forza e contribuiscono in modo significativo alle sequenze dei movimenti. Sono inoltre imprescindibili per il metabolismo cellulare. 

Le aderenze causano disturbi

«Chi non si muove, aumenta le aderenze.» È così che il ricercatore miofasciale Robert Schleip sintetizza la causa di disturbi e dolori. Gli studi hanno dimostrato che le fibre di collagene nel tessuto miofasciale presentano una specie di struttura reticolare. Più questa struttura è regolare, più il tessuto connettivo è fluido e flessibile. Con l’età, gli infortuni e l’inattività fisica, la struttura diventa intricata e caotica. Questi aggrovigliamenti riducono l’elasticità del tessuto connettivo, limitano la capacità di movimento e causano dolori. Aspetto particolarmente interessante: il tessuto miofasciale reagisce allo stress. Le ricerche più recenti suggeriscono che esiste un legame diretto tra il dolore dell’apparato locomotore e lo stato d’animo. Crescono inoltre le evidenze che la grande fascia sulla schiena potrebbe essere una delle cause principali del frequente mal di schiena

Un rullo per le fasce

Per ridurre o prevenire le aderenze e le contratture muscolari, esiste un metodo semplice ed efficace: i tessuti miofasciali amano il movimento e lo stretching. Vogliono insomma essere sollecitati e spronati. Anche la pressione e la tensione sono importanti. Oltre a muoversi abbastanza e in modo alternato tutti i giorni, anche il rullo miofasciale è uno strumento molto efficace. I movimenti sul rullo o sulla palla in schiuma rigida esercitano una pressione sui tessuti connettivi come se si spremesse una spugna: questo fa sì che si riempino con del liquido interstiziale fresco e si rinnovino. Le fibre si comportano come i capelli annodati: sulle prime è quasi impossibile pettinarli, ma dopo diversi passaggi si riesce a sgrovigliarli e a farli tornare alla loro piega naturale. Il rullo consente di ristrutturare e riordinare anche le fibre, che diventano così più flessibili ed elastiche.

Chi è in salute può massaggiare i propri tessuti connettivi con il rullo miofasciale senza inconvenienti. Per farlo, basta rotolare lentamente più volte e con una pressione ben calibrata in diverse direzioni, oppure insistere su dei punti specifici per qualche minuto. La sensazione non dovrebbe essere troppo intensa: bisogna poter respirare in modo rilassato in qualsiasi momento. Anche per quanto riguarda la durata e la frequenza della ginnastica miofasciale si consiglia di seguire la regola del «meglio poco ma bene». Utilizzare il rullo due volte alla settimana per una decina di minuti è sufficiente per sentire gli effetti positivi. Le persone che presentano problemi venosi o linfatici, trombosi, vene varicose, lesioni acute o che hanno subito un intervento chirurgico recente, nonché gli anziani e i malati cronici come i pazienti reumatici, dovrebbero iniziare con la ginnastica miofasciale solo dopo aver consultato un medico. 

Forme e colori per tutti i gusti

I rulli e le palle miofasciali sono disponibili in tutte le dimensioni, forme e gradi di durezza. Chi non si è mai cimentato nella ginnastica miofasciale, all’inizio si sentirà più a suo agio con una variante più morbida. I rulli con rilievi e scanalature migliorano la stimolazione metabolica, mentre i rulli di dimensione ridotta sono indicati per le zone del corpo più piccole, come ad esempio gli avambracci. Per la schiena sono disponibili rulli con una scanalatura centrale nonché palle a struttura doppia per evitare la pressione sui corpi vertebrali. Le palle e le forme a sfera sono indicate per il trattamento mirato di singoli punti di pressione e dei muscoli del torace, ma possono essere anche utilizzate le palline da tennis o di gomma. Anche se nel frattempo l’offerta di rulli e attrezzi miofasciali è diventata molto ampia, per iniziare sono sufficienti un rullo e una palla. All’insegna del motto: poco sforzo, grande effetto.