Il lungo cammino dei farmaci

Finché un medicinale viene ammesso sul mercato spesso trascorrono molti anni. Un esperto spiega le fasi che un nuovo principio attivo o un nuovo vaccino deve percorrere: dall’idea alla commercializzazione.

Testo: Ruth Jahn; foto: Kostas Maros

Signor Häusler, mi permetta di iniziare con una domanda d’attualità: quando arriva il farmaco salvavita contro il coronavirus?

Non ci sarà mai un rimedio universale per il coronavirus. Purtroppo, i farmaci contro i virus non sono così facili da sviluppare. Anche per l’influenza o il raffreddore non esiste il farmaco universale. Ciononostante, in tutto il mondo sono in corso a pieno ritmo studi alla ricerca di farmaci che riducano significativamente la gravità della malattia COVID-19.

Quali sono gli approcci seguiti da questi studi?

Si stanno studiando gli effetti secondari di farmaci noti, come l’idrossiclorochina o la clorochina, che vengono utilizzati nelle malattie autoimmuni o contro la malaria. Inoltre, sono in corso ricerche sulle terapie combinate. Le terapie antivirali spesso combinano diversi farmaci tra loro. Nel caso dell’HIV, ad esempio, è stata proprio questa combinazione di diversi principi attivi a determinare la svolta.

E per quanto riguarda il vaccino contro Covid-19?

Anche le aziende farmaceutiche, le organizzazioni non governative e i governi di tutto il mondo stanno attualmente lavorando insieme alla ricerca di un vaccino. Un fenomeno senza precedenti e che sta portando avanti in modo determinante lo sviluppo. Sembra che ciò si tradurrà, abbastanza presto, in uno o forse più vaccini contro il coronavirus. Questo, nonostante non manchino le difficoltà in ambito di sviluppo: poiché le persone che vengono vaccinate sono sane, non si possono assolutamente accettare effetti collaterali; di conseguenza, la sicurezza deve avere la massima priorità. E può anche volerci un po' di tempo prima che i vaccini siano prodotti e disponibili per tutti.

Ma a parte le situazioni di pandemia: come fanno le case farmaceutiche a trovare un nuovo medicinale?

All’inizio ci si chiede sempre quali malattie non siano ancora curabili in modo adeguato. La maggior parte delle aziende è specializzata in determinate tecnologie di ricerca e in una serie di malattie. Presso Roche siamo soprattutto forti negli ambiti del design di anticorpi e della diagnostica e siamo alla ricerca di farmaci per migliorare il trattamento del cancro, delle malattie gravi del sistema nervoso o immunitario e delle patologie rare.

Quali sono gli ostacoli che deve superare un principio attivo?

Dopo aver individuato un principio attivo in grado di influire positivamente e come auspicato su una determinata malattia, facciamo degli esami di laboratorio e testiamo sugli animali se può essere nocivo. In caso negativo, il principio attivo può essere testato sulle persone nel quadro di studi clinici: prima sui soggetti sani, poi su quelli malati. Durante queste fasi di studio ci si deve porre le seguenti domande: il principio attivo è abbastanza efficace? È abbastanza sicuro e viene sopportato bene?

Fino alla loro omologazione in un medicinale, molte sostanze seguono un lungo e selettivo percorso per finire poi in un vicolo cieco.

Quante sostanze riescono a raggiungere questo livello?

È questo il punto critico: sono pochissime. Fino alla loro omologazione in un medicinale, molte sostanze seguono un lungo e selettivo percorso per finire poi in un vicolo cieco. Per lo sviluppo di un unico nuovo medicinale servono 10 000 sostanze che sottoponiamo a un’accurata verifica. Dieci di queste verranno impiegate nella ricerca clinica e solo una sarà poi approvata. In media, questa procedura dura circa 10 anni e divora un miliardo di franchi in costi di sviluppo.

Durante questo processo di selezione s’incontrano anche delle sorprese?

Qualche anno fa volevamo sviluppare un medicinale contro una grave forma di asma. Il primo studio condotto sui pazienti ha dato esiti più che promettenti. In un secondo, più ampio, studio, tutte le speranze sono poi sfumate. Purtroppo gli insuccessi non sono l’eccezione, ma la regola nella nostra professione: spesso un medicinale non produce gli effetti desiderati. Al contrario, però, può anche accadere che riusciamo a cambiare «rotta» nel bel mezzo dello sviluppo e introdurre sul mercato un farmaco destinato a fallire nel suo utilizzo previsto. Questo è quello che è successo con un medicinale per la sclerosi multipla che ora è approvato in tutto il mondo in grado di rallentare efficacemente alcune cellule del sistema immunitario.  

Questa forma di insuccesso fa parte del mio lavoro quotidiano.

Come gestisce personalmente tutti questi intoppi?

Questa forma di insuccesso fa parte del mio lavoro quotidiano. Non è sempre facile. Fortunatamente si registrano però anche progressi incoraggianti: 20 anni fa, quando mi sono laureato in medicina, l’unica possibilità per lottare contro il cancro era la chemioterapia. Oggi, abbiamo a disposizione medicinali che attaccano specificamente il profilo genetico delle cellule tumorali;  in questo modo siamo oggi in grado di curare alcune forme di cancro. Come medico questi sviluppi sono molto motivanti.

Cosa succede dopo l’omologazione di un medicinale?

Dopo che l’autorità di omologazione Swissmedic ha appurato gli effetti, la sicurezza, la tollerabilità e la qualità di un medicinale, il medico è autorizzato a prescriverlo. Poi si deve regolare soltanto ancora il rimborso dei costi. Di questo si occupa l’UFSP. L’Ufficio federale della sanità pubblica paragona il nuovo medicinale con altri medicinali che sono già sul mercato e vengono somministrati per una determinata malattia. Offre ulteriori vantaggi? È in grado di aumentare le probabilità di guarigione? Poi l’autorità stabilisce un prezzo e definisce le condizioni in base alle quali l’assicurazione base rimborsa il medicinale per determinati gruppi di pazienti. Il prezzo è quindi sempre un compromesso tra le case farmaceutiche e l’UFSP.

Capisco che le persone restino esterrefatte quando si sente parlare di prezzi che arrivano a centinaia di migliaia o addirittura a milioni di franchi.

Come spiega i prezzi a volte esorbitanti di alcuni nuovi farmaci di determinati produttori?

Capisco che le persone restino esterrefatte quando si sente parlare di prezzi che arrivano a centinaia di migliaia o addirittura a milioni di franchi. Ma nel caso di questi medicinali, a volte basta una sola somministrazione per essere curati. Ciò significa che alla fine il medicinale non è particolarmente costoso, perché si risparmiano decenni di cure e assunzione di medicinali. Noi di Roche vorremmo quindi vedere nuovi modelli di remunerazione: ad esempio, quelli per i quali il pagamento è dovuto solo dopo il completamento della cura. Ma questo non è facile da implementare nel sistema sanitario svizzero.

Parliamo di generici. Devono essere una spina nel fianco per voi in quanto produttore farmaceutico.

No, affatto. Riteniamo che abbia perfettamente senso che i farmaci siano prodotti e venduti da altri produttori dopo la scadenza della protezione brevettuale ventennale, e quindi che i prezzi scendano a medio termine.

Per lei esistono altri criteri, oltre a quelli commerciali, per lo sviluppo di farmaci?

Assolutamente! Siamo una delle poche aziende al mondo ancora alla ricerca di nuovi antibiotici. Un ambito che, a causa della sempre maggiore resistenza ai comuni antibiotici, è molto importante per la nostra società, ma commercialmente del tutto poco interessante. Questo perché anche i nuovi antibiotici sono economici e vengono «salvati» come riserva, cioè vengono utilizzati qualora gli antibiotici comuni non avessero l’effetto desiderato.

Se potesse sviluppare un farmaco contro una malattia: quale sarebbe?

Un farmaco contro l’Alzheimer, perché nonostante le intense ricerche, non esiste una terapia efficace. Inoltre, la malattia è molto stressante; per le persone colpite, per le loro famiglie e anche per il personale infermieristico.