Il bebè non si addormenta: cause e consigli

Oltre a tappe come gattonare o parlare, i bebè devono imparare anche qualcosa che spesso i genitori sottovalutano: dormire. Metodi che promettono notti più tranquille.

Testo: Laurina Waltersperger

Immagini: Sanitas

12 min

25.02.2026

Sintesi

  • Il sonno dei bebè si sviluppa fortemente durante il suo primo anno di vita; fasi di veglia frequenti e problemi di sonno sono di solito normali e passeggeri.
  • Durata e ritmo del sonno dipendono dall’età; una giornata strutturata e regole come quella delle 2-3-4 ore aiutano il bebè a dormire più a lungo.
  • Le cause dei problemi di sonno sono spesso abitudini di sonno sfavorevoli, stanchezza eccessiva, scatti di crescita, coliche, dentizione o regressione del sonno.
  • Un ambiente adeguato, rituali serali fissi, vicinanza ai genitori, rumori (white noise), il metodo delle 5 S e altri approcci alternativi aiutano il bebè a dormire meglio.
  • Per prevenire la SIDS (morte improvvisa del lattante) è fondamentale mettere il bebè a dormire a pancia in su, in un ambiente senza fumo e in un lettino adatto. In caso di problemi persistenti o di segnali d’allarme, i genitori devono cercare per tempo un aiuto professionale.

I genitori fanno di tutto perché il bebè dorma bene. Eppure molti bambini hanno difficoltà con il sonno. Nella maggior parte dei casi questo non ha nulla a che vedere con i genitori ed è solo una fase. 

Perché i bebè devono prima imparare a dormire. E non è affatto così semplice.

Durata e ritmo del sonno dei bebè

I bebè hanno un ritmo del sonno individuale, che cambia molto durante il primo anno di vita. In generale attraversano cicli di sonno più brevi (circa 45–60 minuti) rispetto alle persone adulte, con molto sonno REM per lo sviluppo del cervello e frequenti fasi di veglia per le poppate.

Da quando i bebè dormono tutta la notte?

La lunghezza delle fasi di sonno interrotto dei bebè dipende in misura decisiva dall’età.

  • Neonato tra 0 e 3 mesi: in questa fase i bebè non hanno ancora un ritmo giorno-notte. Dormono da 14 a 20 ore al giorno, suddivise in 6–7 fasi che durano tra 45 minuti e circa 4 ore. Spesso si svegliano perché hanno fame. Le fasi di veglia durano generalmente tra 1 e 1,5 ore. 
  • Bebè tra 4 e 6 mesi: in questo periodo si stabilisce il ritmo giorno-notte. Il fabbisogno di sonno scende a 14–16 ore al giorno, con fasi notturne più lunghe (fino a 11 ore) e 1–2 pisolini durante il giorno. 
  • Bebè tra 6 e 9 mesi: in questa età i bebè hanno ancora bisogno di 13–15 ore di sonno al giorno, di cui 10–12 ore durante la notte. Il resto è distribuito su 2 pisolini durante il giorno. A partire dai 6–9 mesi molti bebè dormono già 6–8 ore di seguito durante la notte. 

Vi sono comunque grandi differenze da un bebè all’altro. Le ragioni sono tante: 

  • Alimentazione: i bebè che assumono sufficienti calorie durante il giorno hanno meno fame durante la notte, perché il loro livello di zucchero nel sangue resta stabile. Le persone esperte consigliano di allattare il bambino o di offrirgli il biberon la sera finché segnala di essere sazio. Questo favorisce fasi di sonno più lunghe durante la notte.
  • Ritmo quotidiano: una routine con orari fissi per mangiare, giocare e dormire aiuta il bebè a capire meglio quando è giorno e quando è notte, quando è chiaro o buio e quali segnali sociali si ripetono quando. Questo rafforza il suo orologio interno, ovvero il suo ritmo sonno-veglia. Cercate di dare l’ultima poppata circa 30 minuti prima dell’ora della nanna e, dai 6 mesi, limitate il sonno diurno a massimo 4 ore complessive. Il vostro bebè sarà più stanco la sera.
  • Autoregolazione: un rituale di addormentamento stabile (per esempio bagnetto, storia della buona notte) crea per il bebè un ponte tra il giorno e il sonno. In questo modo impara che questo passaggio è innocuo e acquista sicurezza, perché sa che cosa succederà dopo. Questo gli permette di gestire meglio da sé questa transizione.

Che cos’è la regola delle 2-3-4 ore?

La regola delle 2-3-4 ore aiuta a strutturare il ritmo diurno dei bebè dai 6 agli 8 mesi. Indica i tempi massimi di veglia tra una fase di sonno e l’altra per evitare la stanchezza eccessiva e costruire un ritmo di sonno naturale:

  • 2 ore: tempo di veglia dopo il risveglio al mattino fino al primo pisolino.
  • 3 ore: tempo di veglia dopo il primo pisolino fino al secondo pisolino.
  • 4 ore: tempo di veglia dopo il secondo pisolino fino all’ora della nanna la sera.

Questa struttura crea una pressione del sonno per la notte adeguata all’età e stabilizza il ritmo giorno-notte. È ideale fino a circa 12–18 mesi d’età. Ma è importante che venga adeguata alle esigenze del bebè. Ad esempio al mattino possono essere 2,5 ore anziché 2. 

A che ora dovrei mettere a dormire il mio bebè?

L’orario ideale per la nanna dipende dall’età, dall’orario di risveglio e dalla routine quotidiana.

  • Neonati: mettete a letto il vostro bebè quando è stanco, per esempio quando sbadiglia. Spesso questo avviene tra le 22 e le 23. 
  • Da 3 fino a 4 mesi: in questa fase un buon riferimento è tra le 19 e le 20, in modo che il bebè possa dormire 10–12 ore la notte. 
  • Regola generale: sottraete il numero di ore di sonno notturno desiderato dall’orario di risveglio del mattino. Un esempio: se si sottraggono 11 ore di sonno dalle 7:00 di mattina risultano le 20:00 come orario della nanna. 

Cause: perché il mio bebè ha problemi a dormire?

Dalla posizione sbagliata, alla stanchezza eccessiva, fino alle fasi di sviluppo: le difficoltà dei bebè ad addormentarsi hanno spesso più di una causa. 

  • Abitudini di sonno sfavorevoli

    Esistono, ad esempio, delle posizioni di sonno che impediscono al bebè di rilassarsi. Queste favoriscono il cosiddetto riflesso di Moro (riflesso di soprassalto che lo protegge dalla sensazione di cadere), rendono la respirazione più difficile, favoriscono il surriscaldamento del corpo e disturbano il sonno profondo. È quindi meglio evitare le seguenti posizioni:

    • A pancia in giù: ostruisce in parte le vie respiratorie (naso e bocca) e attiva il riflesso di soprassalto. Per questo andrebbe evitata fino circa al 6° mese, ossia finché il bebè non riesce a girarsi da solo.
    • Sul lato: è instabile e rischiosa. In questa posizione il bebè può facilmente girarsi a pancia in giù, il che limita la respirazione e causa inquietudine. Si sente insicuro, si agita e non riesce a rilassarsi.
    • Fasciatura troppo stretta: avvolgendo il bebè troppo strettamente, esercitate troppa pressione sul torace e sulle vie respiratorie. È quindi importante non fasciare troppo stretto.
    • Braccia libere: con le braccia completamente libere, anche stimoli minimi come rumori o cambi di luce possono scatenare il riflesso di soprassalto. Questo impedisce al bebè di passare dallo stato di dormiveglia al sonno profondo. In tal caso, provate a fasciarlo. Così favorite la sua sensazione di sicurezza e riducete gli stimoli che possono disturbarne il sonno.

    Il bebè può anche associare l’addormentamento a determinate abitudini. Ad esempio: se cullate il bebè in braccio finché si addormenta, può succedere che colleghi questa posizione con l’addormentarsi e che, di conseguenza, nella culla non riesca a tranquillizzarsi.  

    Anche l’assenza di rituali può causare problemi di addormentamento: al bebè manca la prevedibilità, non si sente al sicuro e non è in grado di calmarsi da solo. Più avanti abbiamo elencato i rituali che possono aiutare.  

  • Stanchezza eccessiva

    Fasi di veglia troppo lunghe provocano nel bebè una stanchezza eccessiva. Questo stato sovraccarica il suo sistema nervoso ancora immaturo.

    L’organismo entra in uno stato di stress: il corpo rilascia cortisolo e adrenalina. Questi ormoni dello stress mettono il sistema nervoso in stato di allerta, aumentano la frequenza cardiaca e l’iperattività. 

    Il bebè è agitato, piange molto o reagisce in modo estremamente sensibile agli stimoli che lo circondano. 

  • Scatti di crescita / balzi di sviluppo

    Durante questi scatti e balzi di sviluppo nel cervello del bebè si creano molte nuove connessioni neuronali, per consolidare quanto imparato (per esempio girarsi, afferrare) nel cervello. Queste fasi spesso sovraccaricano il cervello e rendono i bebè più irritabili.

    Il bebè diventa più piagnucoloso, più bisognoso di contatto o iperattivo, perché le nuove connessioni neuronali generano milioni di stimoli. Il livello di cortisolo nell’organismo aumenta. Il bebè è stressato, si mette a piangere più facilmente, rifiuta il contatto rassicurante e durante il giorno mostra segnali di sovreccitazione (sbadiglia, si strofina gli occhi o fissa il vuoto).

    Questo si ripercuote sul suo comportamento del sonno: i cicli di sonno si frammentano. La fase di addormentamento si allunga, il bebè si sveglia più spesso di notte e ha bisogno di più pisolini durante il giorno.

  • Crampi e coliche

    I crampi e le coliche causano forti dolori addominali, flatulenza e malessere. Questi gli impediscono di addormentarsi e lo svegliano più spesso durante la notte.

    Una delle cause è l’intestino ancora immaturo. Poiché i bebè inghiottono spesso aria quando vengono allattati al seno o al biberon, le flatulenze sono più frequenti. 

    Inoltre, nei primi tre mesi il corpo non produce ancora abbastanza melatonina. Questo ormone del sonno di solito favorisce la stanchezza e rilassa la muscolatura intestinale durante la notte.  La sua mancanza può provocare tensioni all’intestino che favoriscono a loro volta le coliche. 

  • Dentizione

    Quando spuntano i primi dentini, questi irritano le terminazioni nervose nei tessuti, provocano infiammazione e aumentano la salivazione. Per questo i bebè strofinano le gengive, succhiano con più intensità e sono più irritabili, soprattutto di notte quando mancano le distrazioni. 

    La dentizione disturba soprattutto le fasi di sonno leggero (REM). In questa fase i bebè non sono ancora in grado di calmarsi da soli. In generale, la dentizione porta a maggiore inquietudine, risvegli più frequenti e fasi di sonno più brevi. 

  • Regressione del sonno

    La regressione del sonno è una fase temporanea in cui i bebè che fino ad allora dormivano bene, improvvisamente hanno problemi di sonno. Non si tratta di un vero regresso, ma della conseguenza di rapidi passi di sviluppo.

    Durante gli scatti di crescita, infatti, il cervello del bebè rielabora durante la notte le nuove capacità apprese.

    Questo aumenta l’attività cerebrale e porta a una sovrastimolazione. Di conseguenza il bebè fa fatica ad addormentarsi, si sveglia più spesso, è più agitato, dorme meno a lungo e ha bisogno di più sonno durante il giorno. 

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6 consigli per migliorare il sonno del bebè

Piccoli cambiamenti nella routine quotidiana possono aiutare i bebè a dormire meglio. Ecco alcuni consigli che si sono dimostrati utili: 

  • Creare un ambiente piacevole

    Il giusto ambiente favorisce il sonno del bebè. Prestate attenzione ai seguenti aspetti:

    • Temperatura: l’ideale è tra 16 e 18 gradi. Se fa troppo caldo o troppo freddo, il sonno profondo si riduce e il bebè si sveglia più spesso, perché non sa ancora regolare bene la temperatura corporea.
    • Luce: è importante che la stanza sia buia; l’oscurità favorisce la produzione di melatonina, l’ormone del sonno. Una luce forte invece la inibisce, ritarda l’addormentamento e accorcia le fasi di sonno.
    • Posizione: utilizzate un sacco nanna e posizionate il bebè sulla schiena.
    • Rumori: rumori forti o improvvisi svegliano facilmente i bebè, soprattutto durante le fasi di sonno leggero. Per attenuare i rumori di fondo, potete usare un dispositivo che riproduce rumori bianchi (white noise).
    • Umidità dell’aria: evitate un’aria troppo secca nella cameretta, perché irrita le mucose e aumenta il disagio.
  • Introdurre routine serali

    I rituali prima di dormire danno al bebè sicurezza e lo aiutano a calmarsi: 

    • Sequenza fissa prima di andare a letto: è particolarmente importante tra i 3 e i 6 mesi. Ad esempio: bagnetto, massaggio, poppata, luce soffusa, ninna nanna o suoni «shhhh». L’importante è mantenere il rituale sempre uguale per 20–30 minuti.
    • Contatto fisico calmante: ad esempio coccolare, fasciare o cullare il bebè, per poi metterlo nel lettino ancora sveglio ma assonnato. Per calmarlo può essere utile metterlo al seno, dargli il ciuccio o il pollice.
  • Utilizzare il metodo delle 5 S

    Provate il metodo delle 5 S del pediatra statunitense Harvey Karp. Questo metodo calma i bebè imitando le condizioni presenti nel grembo materno: 

    • Swaddling (fasciare): il bebè viene avvolto saldamente in un telo sottile o in un sacco apposito. Le braccia restano aderenti al corpo e le gambe leggermente piegate. Questo dà sicurezza e impedisce il riflesso di soprassalto, che altrimenti lo sveglierebbe. Importante: il bebè fasciato deve essere messo a dormire solo in posizione supina. Il telo non va stretto troppo. 
    • Side/Stomach Position (posizione laterale o a pancia in giù): posizionate il bebè in braccio di lato o a pancia in giù. In questa posizione la pressione sull’addome si riduce e il bebè si calma. 
    • Sound (suoni «shhhh»): fate suoni «shhhh» continui o riproducete rumori bianchi (50–60 dB). Questo maschera i rumori disturbanti e simula il fruscio che il bebè sentiva nel grembo. 
    • Swing (cullare): movimenti ritmici e delicati, ad esempio cullarlo tra le braccia imitano i passi della madre quando il bebè era ancora nel pancione. 
    • Suck (succhiare): date al vostro bambino qualcosa da succhiare. Il riflesso di suzione è innato e attiva la parte del sistema nervoso responsabile del rilassamento. Potete offrire il seno, il biberon, il ciuccio o il pollice. 
  • Utilizzate rumori

    I rumori bianchi calmano i bebè al momento di addormentarsi, imitando i suoni percepiti nel grembo materno e mascherando quelli che disturbano.

    Nel grembo i bebè sentono continuamente rumori come il battito cardiaco o il flusso sanguigno (circa 60–70 dB). Il rumore bianco imita questo paesaggio sonoro familiare, desensibilizza l’udito rispetto alle interferenze e favorisce il rilassamento. Inoltre riduce il riflesso di soprassalto e aiuta il cervello a scivolare in un sonno profondo.

    Come fare: il rumore non deve essere troppo forte (50–60 dB), all’incirca come una normale conversazione, tramite app, impianto audio o YouTube.

    Lascialo in sottofondo per tutta la notte, non solo nella fase di addormentamento. Iniziate fin dalla nascita, ma in caso di problemi di udito è importante consultare un medico o una medica. 

  • Creare vicinanza

    La vicinanza ai genitori aiuta i bebè ad addormentarsi . Grazie al contatto pelle a pelle o portandogli in una fascia o in un marsupio, si sentono al sicuro perché riconoscono il battito cardiaco e l’odore dei genitori. 

    Questo stimola l’ormone dell’amore, l’ossitocina, riduce il riflesso di soprassalto e rende più facile l’allattamento durante la notte. Di conseguenza il ciclo del sonno tende a stabilizzarsi.

    Anche il co-sleeping, cioè il dormire nella stessa stanza, rafforza la vicinanza. Così i genitori possono reagire più velocemente ai segnali del bebè, che piange meno e ha fasi di sonno più lunghe. Inoltre, il ritmo del bebè tende ad allinearsi a quello dei genitori, rafforzando il legame.

  • Ricorrere a metodi alternativi

    Esistono numerose pratiche che possono aiutare il bebè ad addormentarsi più facilmente, favorendo il rilassamento e riducendo gli stimoli:

    • Osteopatia: aiuta i bebè che hanno difficoltà ad addormentarsi con tecniche manuali delicate, che sciolgono tensioni dovute alla nascita o alla quotidianità e calmano il sistema nervoso. È un metodo indolore. Studi e testimonianze riportano miglioramenti in caso di disturbi del sonno, coliche o irrequietezza.
    • Aromaterapia: l’olio di lavanda (diluito in un olio di base) applicato con un massaggio ai piedini o nel bagnetto (1–2 gocce) ha un effetto calmante sul sistema nervoso. Una lampada aromatica o una ciotola di acqua calda con qualche goccia d’olio nella stanza rilassano prima di dormire. Anche la camomilla, ad esempio nel bagnetto, può aiutare contro l’irrequietezza.
    • Tisane / bagni alle erbe: una tisana di melissa o lavanda (dai 6 mesi in poi) o un bagnetto al luppolo (ben diluito) favoriscono il rilassamento.
    • Fiori di Bach: miscele specifiche, come per esempio quelle per i problemi di sonno nei bambini, possono essere usate in caso di difficoltà di addormentamento o incubi. Le gocce possono essere applicate sulle labbra/sulla parte interna delle guance (mucosa orale) o su punti sensibili della pelle come pieghe dei gomiti e delle ginocchia, dietro le orecchie, sulle piante dei piedi o sulla fronte. 
    • Omeopatia: anche qui esistono sostanze che possono essere di aiuto. Per esempio la coffea cruda in caso di sovreccitazione, phosphorus per bebè ansiosi o passiflora contro irrequietezza nervosa e palpitazioni.
    • Agopressione: massaggiate delicatamente, con movimenti circolari, il punto tra le sopracciglia, alla radice del naso. Riduce la tensione nervosa, calma e favorisce il sonno. Potete massaggiare delicatamente anche la testa, sulla linea mediana: questo riduce irrequietezza, irritabilità e paure. Usate il pollice o l’indice. 

Sicurezza nel lettino: prevenzione della SIDS

La prevenzione della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome: morte improvvisa del lattante) si basa su misure collaudate che riducono in modo significativo il rischio, soprattutto nel primo anno di vita. 

Le 3 regole d’oro per ridurre il rischio di SIDS: 

  • Posizione supina: mettete sempre il bebè a dormire a pancia in su, anche per i pisolini durante il giorno. Evitate la posizione a pancia in giù o quella laterale, perché possono favorire il soffocamento. 
  • Ambiente senza fumo: niente fumo durante la gravidanza e niente fumo passivo in casa o in auto durante e dopo la gravidanza. Questo riduce il rischio di morte improvvisa in culla.
  • Lettino adatto: usate un lettino con materasso rigido e sacco nanna. Eliminate cuscini, coperte, giocattoli o peluche. Assicuratevi che la temperatura della stanza sia tra 16 e 18 gradi, per evitare il surriscaldamento del bebè. 

Chiedere aiuto e consiglio

La prima fase di vita è associata a difficoltà di sonno per quasi tutti i bebè. Per i genitori è importante ricordare che queste difficoltà sono passeggere e che non si devono vergognare a chiedere aiuto se si sentono al limite dal punto di vista emotivo e pratico.

Le professioniste e i professionisti consigliano di cercare aiuto al più tardi dopo 2–4 settimane se, in tale periodo, i propri tentativi e i rimedi fai da te non funzionano, se il bebè non aumenta di peso o se la situazione del sonno pesa molto sulla famiglia.

Un ottimo primo punto di riferimento sono i servizi di consulenza offerti da levatrici nelle vostre vicinanze. Le levatrici aiutano in caso di problemi di sonno del bebè con una consulenza personalizzata, orientata alle esigenze, e con istruzioni pratiche. I costi della consulenza sono coperti dalla cassa malati nelle prime 8 settimane dopo il parto.

In presenza di determinati segnali è invece necessario un parere medico: rivolgetevi al medico o alla medica se il bebè perde peso, ha la febbre, respira in modo anomalo (ad esempio russa), piange in modo eccessivo o mostra comportamenti insoliti durante il giorno (ad esempio apatia). Anche in caso di sospetto di coliche, reflusso o disturbi dello sviluppo è utile una valutazione medica.

Altri servizi di consulenza utili:

  • Ambulatori per bebè e bambini: ambulatori psicoterapeutici specializzati (ad esempio in cliniche o studi medici) offrono terapie per genitore e bebè. Durante questi incontri si analizzano possibili cause come lo stress legato al legame, si imparano tecniche di rilassamento e si promuove il sonno.
  • Servizi di consulenza per famiglie e di coppie: organizzazioni come Pro Familia, Caritas o l’Associazione svizzera consulenze genitori sono ottimi interlocutori per colloqui neutri. Aiutano le coppie a crescere nel ruolo di genitori, a distribuire in modo equo i compiti (per esempio i turni di notte), a esprimere le emozioni e a elaborare soluzioni come piani a turni. Questo approccio sistemico contribuisce a chiarire le dinamiche negative all’interno della coppia. 
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