Cosa chiediamo alla vita: Una conversazione tra quattro generazioni

Hanno tutta la vita, metà della vita o gli ultimi anni di vita davanti: quattro persone provenienti da contesti diversi con percorsi, desideri, speranze e sogni diversi.

Testo: Christine Schulthess; Foto: Kostas Maros; Video: Sebastian Doerk

Noi tutti vorremmo condurre una vita appagata e che abbia senso. Per voi cosa conta di più?

Schaller: Per me la religione, nel mio caso il cristianesimo, fa parte di una vita appagata. È ciò che mi guida.

Otten: Per me, invece, quello che conta di più è il contatto con gli altri, l’aspetto della dignità della persona umana. E tutto ciò che uno fa e che si ripercuote in modo positivo sugli altri.

Enste: Mi appaga il fatto di crescere grazie alla mia personalità e di aiutare gli altri a crescere.

Kipf: La mia massima è: apprendere per portare avanti se stessi e gli altri.

Nella vita ho raggiunto ciò che mi ero prefissa.

Il fatto di migliorarsi e migliorare gli altri è importante anche nella vita professionale. A livello professionale siete riusciti a realizzare i vostri desideri?

Schaller: Nella vita ho raggiunto ciò che mi ero prefissa. Già al ginnasio sapevo di voler diventare un medico. Sono figlia unica, i miei genitori non potevano più avere figli e parlavano di adozione. Fu allora che in me nacque il desiderio di diventare ginecologa.

Otten: Da piccola volevo diventare orafa. Questo sogno purtroppo non si è mai avverato. Invece sono diventata una fotografa e ritraggo le persone (soprattutto bambini) nelle loro realtà e, in questo modo, attiro l’attenzione sulla loro situazione. Per questo ho anche fatto delle foto per organizzazioni no profit. Col tempo, poi, ho iniziato a ritrarre le persone nel modo che deside-ravano. Un giorno mi sono resa conto che avrei dovuto trovare un altro mezzo per aiutare gli altri. Dall’Inghilterra  mi sono trasferita in Svizzera e ho seguito la formazione in Aiuto allo sviluppo. Ho imparato a conoscere l’economia buddista che è l’esatto contrario del capitalismo neoliberale. Sono diventata una consulente aziendale e ho seguito le imprese nei cambiamenti della strategia applicando proprio questa etica.

Enste: La tecnologia mi ha sempre affascinato, per questo ho studiato ingegneria meccanica. Il mio sogno nel cassetto: diventare CEO di una grande impresa. A un certo punto il mio desiderio era quello di avere un’azienda tutta mia. Lavorando per una grande impresa mi resi subito conto di non potere fare la differenza. Nel 2011 rilevai una fabbrica che produceva molle. Così il mio desiderio divenne realtà.

Kipf: Da bambino sognavo di diventare un disegnatore edile o un architetto, più tardi quello di diventare un medico di famiglia. Alla fine optai per studiare biologia e adesso sto frequentando il master in scienze biologiche, geologiche e ambientali. In futuro vorrei lavorare presso un’azienda che si occupa di ecologia oppure per una ONG. In ogni caso vorrei fare qualcosa che abbia a che vedere con l’ecologia o la sostenibilità.

E quando pensa al futuro, diciamo fra dieci anni, dove si vede?

Kipf: Vorrei contribuire alla visione che natura e uomini possano coesistere in armonia e che ci sia giustizia per tutti. Più tardi vorrei lavorare a tempo parziale e vivere una vita il più autosufficiente possibile.

In quanto attivista dei giovani per il clima, coltiva comunque il sogno di grandi viaggi, anche se ciò si contrappone alla protezione del clima?

Enste: Io non mi pongo questo tipo di limitazioni, tuttavia dopo ogni volo faccio una donazione. Per esempio affinché possano essere piantati nuovi alberi.

Otten: Secondo me rinunciare a volare non fa tutta questa differenza. Piuttosto bisognerebbe iniziare dal modo in cui ci nutriamo e cambiare quello. Io sogno una nuova forma di coesistenza. Qualche anno fa vigeva la legge del lupo solitario. Oggi abbiamo bisogno dell’esatto contrario: reti sociali, supporto reciproco.

Io comprerei un po’ di tempo.

Supponiamo per un istante che non doveste badare ai soldi: cosa fareste?

Kipf: Mi prenderei più tempo da dedicare agli altri o per realizzare dei progetti. E per aiutare le persone a vivere di nuovo in armonia con la natura.

Schaller: Io lascerei tutto così: abitare nella casa in cui sono cresciuta e avere a fianco un’amica che mi aiuti nelle faccende domestiche, mantenere i contatti con i miei figliocci, coltivare le amicizie e restare aggiornata leggendo i giornali.

Spesso, nei sondaggi su ciò che si desidera di più, viene menzionata la famiglia. Quanto conta la famiglia?

Schaller: A causa dei mei soggiorni all’estero non mi è stato possibile sposarmi e mettere su famiglia. La mia famiglia è sempre stata il mio studio e i miei dipendenti. Quando vedo quanto stressante può essere la vita di una mamma che lavora sono contenta di non avere conosciuto questo tipo di vita.

Al momento sono alla ricerca dei miei genitori naturali nella Corea del Sud.

Otten: I miei amici più stretti e mia sorella sono la mia famiglia. Definirei, invece, piuttosto complicato il rapporto con i miei genitori adottivi. Al momento sono alla ricerca dei miei genitori naturali nellaCorea del Sud. Ho salvato il mio DNA in una banca dati mondiale e spero che uno di questi giorni io possa trovarli. Non ho mai avuto il desiderio di creare una mia famiglia. L’adozione di un bambino, invece, sarebbe stata un’opzione.

Kipf: Ho un rapporto abbastanza stretto e familiare con i miei amici. Ci rispettiamo molto. Per me la famiglia è un qualcosa di dinamico e non statico.

Cosa augura alle famiglie?

Enste: Che la pressione sui figli non sia troppo grande. Già a sette anni devono sapere cosa vogliono. È veramente un peccato.

Quando pensate al futuro, cosa vi rende felici e cosa vi preoccupa?

Schaller: Al momento ho problemi con l’anca e sarei veramente felice se esistesse una soluzione indolore per la mia artrosi. Altrimenti, vivo la mia vita di giorno in giorno. «Domani» è il mio giorno preferito!  

Otten: Io non vedo l’ora di partire per il Ruanda. Vorrei vedere i gorilla.

Enste: Io invece non vedo l’ora che i miei figli finiscano le loro formazioni.

Non vedo l’ora che inizi la vita, quella vera.

Kipf: Io mi rallegro di portare a termine la mia formazione. E poi, non vedo l’ora che inizi la vita, quella vera. Tuttavia, temo che il futuro non sarà così tranquillo e pacifico perché l’approvvigionamento idrico non sarà garantito per tutti. Sono convinto che il futuro ci riserverà grandi conflitti.

Enste: Sono troppo ottimista per pensarla allo stesso modo. Sono convinto che l’innovazione ci salverà. Credo molto nella tecnologia. O regoliamo la riproduzione delle persone sulla terra o troviamo una soluzione per poter convivere sempre più numerosi su questo pianeta.

Kipf: Questo però non risolve gli errori causati dal nostro sistema basato sullo sfruttamento. Così combattiamo solo i sintomi e non affrontiamo il problema alla radice, ovvero lo sfruttamento delle nostre risorse.

Otten: Le persone che non hanno nulla vivono in modo più sostenibile di quelle che hanno tutto o troppo. L’abbondanza del mondo occidentale risveglia esigenze artificiali. Ciò  fa ammalare il nostro sistema.

Potete esprimere tre desideri. Vorrei...  

Otten: … salute.

Enste: … anche io: salute.

Kipf: … che le persone si parlassero di più e che imparassero ad ascoltare.