Cosa fare in caso di dolore alla spalla? Consigli ed esercizi
Il dolore alla spalla limita le attività quotidiane e causa notti insonni. Cosa si può fare autonomamente e quando è importante consultare un medico.
L’essenziale in breve
- In caso di dolore alla spalla, continuare a muoverla in modo adeguato, senza immobilizzarla. Se la mobilità della spalla è ridotta, il problema può aggravarsi.
- Il dolore alla spalla può avere diverse cause: da un sovraccarico temporaneo ad alterazioni a carico dei tendini, delle articolazioni o della capsula articolare.
- Se avete subito un infortunio o una caduta e il dolore alla spalla persiste da più di tre settimane, rivolgetevi a un medico per un accertamento.
Cosa posso fare in caso di dolore alla spalla?
«In linea di massima, chi ne soffre dovrebbe continuare a muovere la spalla entro i limiti in cui non avverte dolore, senza immobilizzarla. Se la mobilità della spalla è compromessa, il problema può aggravarsi e portare, ad esempio, alla frozen shoulder», afferma Paul Borbas, specialista in chirurgia ortopedica presso la clinica Hirslanden di Zurigo.
Queste misure possono dare sollievo:
- Applicare calore: secondo l’attuale consenso degli esperti e gli studi condotti su pazienti con dolore cronico, il calore è indicato per chi soffre di dolori cronici all’apparato locomotore. «In definitiva, però, è una questione di sensibilità personale: contro il dolore, c’è chi trae maggiore beneficio dal calore e chi dal freddo», afferma Borbas, esperto della spalla.
- Applicare il freddo: in caso di dolori acuti accompagnati da un’infiammazione, come una borsite, il freddo è più indicato del calore. Il freddo è inoltre la scelta preferibile dopo un sovraccarico o una lesione, oppure in presenza di gonfiore. «Finora, tuttavia, non esistono evidenze scientifiche attendibili che indichino in quali casi sia più indicato il freddo o il calore», afferma Borbas.
- Movimento delicato: chi soffre di dolori alla spalla dovrebbe comunque continuare a muoverla, per quanto possibile, entro limiti che provochino poco dolore. «L’immobilizzazione è indicata solo se prescritta da un medico o da una medica», afferma Borbas. Sono indicati esercizi leggeri per la mobilità della spalla, il controllo scapolare e la mobilità articolare.
- Posizione per dormire con meno dolore: In caso di dolore alla spalla, è meglio dormire sulla schiena, eventualmente con un cuscino sotto il braccio interessato. Può essere utile anche alzare un poco la testata del letto. Se si riesce a dormire solo su un fianco, sdraiarsi sulla spalla sana. Appoggiare il braccio dolorante su un cuscino davanti al corpo. «È importante che durante la notte la spalla non venga ulteriormente irritata da una posizione scorretta. Un sonno riposante e ininterrotto non solo migliora il benessere generale, ma favorisce anche la rigenerazione delle lesioni», afferma Borbas.
- Fisioterapia: può migliorare in modo mirato la mobilità, la forza e la resistenza della spalla. La fisioterapia è particolarmente indicata in caso di disturbi persistenti, ricorrenti o che incidono sulla vita quotidiana.
Video: 10 esercizi di rafforzamento per spalle senza dolore
Cosa non fare in caso di dolore alla spalla?
Quando la spalla fa male, molte persone tendono innanzitutto a tenerla a riposo; altre invece la sollecitano troppo o continuano ad allenarsi nonostante il dolore. Entrambi i comportamenti sono da evitare.
- Non immobilizzare completamente: Non tenete la spalla a riposo per periodi prolungati né portatela stabilmente in una fascia reggibraccio, salvo diversa indicazione medica. Altrimenti, ciò potrebbe limitare ulteriormente la mobilità della spalla e aggravare il problema.
- Non cercare di «eliminare» i dolori con l’allenamento: Evitate movimenti ed esercizi che provochino dolori lancinanti o intensi. Per l’allenamento di forza, ciò significa ad esempio: Riducete il peso o rinunciate all’esercizio se i dolori si manifestano anche con un peso inferiore.
- Ridurre i carichi sopra la testa: Evitate i movimenti che richiedono di sollevare il braccio oltre l’altezza della spalla. Evitate inoltre di sollevare carichi pesanti, compiere movimenti bruschi e praticare sport che comportano forti sollecitazioni.
- Non dormire sulla spalla dolorante: Una pressione diretta può aggravare i disturbi alla spalla. Appoggiare invece il braccio su un cuscino e dormire sul lato sano oppure in posizione supina.
- Non ignorare i segnali di allarme: Se avete subito un infortunio o una caduta e il dolore alle spalle persiste da più di tre settimane, rivolgetevi a un medico per un accertamento. I segnali di allarme evidenti sono: forte gonfiore, perdita di forza, intorpidimento, febbre, arrossamento/calore, dolore intenso e persistente, limitazione dei movimenti.
Quali sono i sintomi più comuni?
I sintomi e l’intensità dei dolori variano a seconda del tipo di lesione. Tipici sono:
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Dolore alla spalla quando si solleva il braccio
Spesso si avverte dolore quando si solleva il braccio in avanti o di lato, soprattutto oltre l’altezza della spalla. Gesti quotidiani come pettinarsi, indossare una giacca o prendere un oggetto dallo scaffale possono quindi risultare difficili.
In questi casi, il dolore è generalmente tirante e si irradia, spesso verso il braccio.
«Questi dolori sono tipici soprattutto in caso di rottura della cuffia dei rotatori o di borsite», afferma l’ortopedico Borbas.
Se è lesionato anche il tendine lungo del bicipite, quando si solleva il braccio il dolore può essere anche pungente.
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Dolore alla spalla durante il sonno
Il cosiddetto «dolore a riposo» indica un dolore alla spalla che si manifesta anche in assenza di movimento, spesso la sera, di notte o quando si è sdraiati sul lato interessato.
Viene spesso descritto come sordo, tirante o profondo; in caso di infiammazione acuta, tuttavia, può anche manifestarsi all’improvviso con fitte intense. Il dolore può irradiarsi alla parte superiore del braccio e interrompere il sonno.
Secondo Borbas, il dolore notturno a riposo è tipico soprattutto della frozen shoulder (rigidità della spalla). «Nella fase iniziale il dolore tende spesso ad aumentare, è presente anche a riposo ed è particolarmente intenso durante la notte.»
Anche i disturbi della cuffia dei rotatori, una borsite o una calcificazione alla spalla possono causare dolore durante la notte.
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Dolore alla spalla durante o dopo lo sport
Disturbi durante o dopo l’allenamento? Spesso la causa è da ricercarsi in sforzi insoliti, movimenti con le braccia sopra la testa o allenamenti di forza.
Tipici sono un dolore tirante o una fitta nella parte anteriore o esterna della spalla, soprattutto quando si solleva il braccio o si effettuano movimenti sopra la testa.
Spesso si tratta di un’irritazione della cuffia dei rotatori, dello stadio iniziale di una frozen shoulder o di un impingement della spalla associato a borsite, afferma Borbas.
In quest’ultimo caso, lo spazio tra la testa dell’omero e l’acromion è insufficiente, per cui il tessuto si irrita durante determinati movimenti, in particolare quando si solleva il braccio oltre l’altezza della spalla.
Quali sono le cause più comuni del dolore alla spalla?
Il dolore alla spalla può avere cause molto diverse: da un sovraccarico temporaneo ad alterazioni a carico dei tendini, delle articolazioni o della capsula articolare. «Molto spesso alla base di questi disturbi ci sono problemi alla cuffia dei rotatori, una calcificazione alla spalla o una frozen shoulder», afferma Borbas, specialista della spalla.
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Disturbi della cuffia dei rotatori
I tendini e i muscoli della cuffia dei rotatori stabilizzano e muovono la spalla a quasi ogni movimento del braccio.
Se i tendini vengono sottoposti, ripetutamente o all’improvviso, a sollecitazioni superiori a quelle che possono sopportare, si producono microscopiche lesioni dei tessuti.
Nei disturbi della cuffia dei rotatori concorrono spesso diversi fattori, afferma Borbas. «A partire dai 60 anni, quasi una persona su due presenta già lesioni parziali della cuffia dei rotatori, dovute all’usura o a lesioni pregresse, spesso senza rendersene conto.»
Se a ciò si aggiunge un sovraccarico inconsueto o una caduta, il tendine già danneggiato può iniziare a fare male o lacerarsi completamente.
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Impingement
Il termine «impingement» significa «intrappolamento» e indica in genere un dolore nello spazio sotto l’acromion, che insorge quando lo spazio disponibile è insufficiente. In questi casi si parla spesso di borsite.
«Se durante il movimento il tessuto sotto l’acromion viene ripetutamente compresso, la borsa sinoviale e i tendini della cuffia dei rotatori si irritano e a lungo termine ciò può favorire l’usura dei tendini», afferma Borbas.
Da un lato, lo spazio sotto l’acromion può effettivamente essere più stretto del normale, per esempio a causa di speroni ossei provocati da alterazioni dell’articolazione acromioclavicolare, di una particolare conformazione dell’acromion, di depositi di calcio o di tessuto ispessito o infiammato.
Dall’altro, la conformazione ossea può essere normale, ma il movimento non è coordinato correttamente.
Quando la cuffia dei rotatori e i muscoli della scapola non garantiscono una stabilizzazione sufficiente, per esempio in caso di debolezza, squilibrio muscolare, affaticamento o dopo una lesione, la testa dell’omero scivola eccessivamente verso l’alto durante il sollevamento del braccio. Di conseguenza, lo spazio si restringe durante il movimento.
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Tendinopatia calcifica della spalla
La tendinopatia calcifica della spalla si sviluppa quando cristalli di calcio si depositano nei tendini della cuffia dei rotatori; nella maggior parte dei casi nel tendine del sovraspinato.
Non è ancora del tutto chiaro perché ciò avvenga: probabilmente le cellule tendinee si modificano per effetto della combinazione di sollecitazioni ripetute, piccole lesioni dei tessuti, alterazioni dell’afflusso sanguigno e processi metabolici.
«Finché il deposito calcifico rimane quiescente, spesso non provoca alcun disturbo oppure causa solo lievi sintomi legati al movimento», afferma Borbas.
Le crisi di dolore estremamente intenso compaiono solo quando l’organismo inizia a riassorbire il deposito calcifico perché questo processo scatena una violenta reazione infiammatoria. «Dolori improvvisi, lancinanti e molto intensi sono caratteristici», afferma l’esperto.
A essere colpite con particolare frequenza sono le donne tra i 40 e i 50 anni. La ricerca ipotizza una predisposizione genetica.
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Frozen shoulder (spalla congelata, capsulite adesiva)
La spalla congelata si sviluppa quando si infiamma la capsula articolare che avvolge l’articolazione della spalla. La capsula si ispessisce, sviluppa tessuto cicatriziale e si contrae. Di conseguenza, la spalla diventa progressivamente più dolorante e rigida.
Spesso non è chiaro perché questo processo abbia inizio; tra i fattori che lo favoriscono figurano il diabete, le patologie tiroidee, una lesione o un’immobilizzazione prolungata della spalla.
Le statistiche sulla prevalenza mostrano inoltre che a essere colpite sono soprattutto le donne tra i 40 e i 50 anni. La ricerca ipotizza che ciò sia legato ai cambiamenti ormonali tipici di questa età.
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Borsite
La borsite si sviluppa quando la borsa sinoviale – un piccolo cuscinetto pieno di liquido situato tra le ossa e i tendini – viene irritata dall’attrito, dalla pressione o dal sovraccarico.
A livello della spalla, ciò accade spesso a causa dei numerosi movimenti sopra la testa, per esempio nel nuoto, nel tennis, nell’allenamento con i pesi o durante lavori svolti con le braccia sollevate.
La borsa sinoviale produce quindi più liquidi, si gonfia e provoca dolore; più raramente, i fattori scatenanti sono cadute, malattie reumatiche infiammatorie, gotta o un’infezione.
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Instabilità anteriore e lussazione della spalla
L’instabilità anteriore della spalla è solitamente causata da una caduta sul braccio teso o da un movimento brusco in cui il braccio è allontanato dal corpo e ruotato verso l’esterno.
In questo caso, la testa dell’omero può essere spinta in avanti fuori dalla cavità glenoidea, relativamente piatta, e provocare una sovradistensione o una lacerazione della capsula, dei legamenti e del labbro cartilagineo sul bordo della cavità.
Se queste strutture guariscono rimanendo troppo lasse o se il labbro articolare resta distaccato, la testa dell’omero risulta meno stabile nella cavità glenoidea. In tal caso, durante determinati movimenti, la spalla può nuovamente scivolare parzialmente fuori sede o lussarsi completamente, soprattutto nei movimenti sopra la testa e di lancio.
Anche un tessuto connettivo congenitamente lasso e una scarsa stabilizzazione della spalla possono aumentare il rischio.
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Instabilità posteriore
Si parla di instabilità posteriore della spalla quando la testa dell’omero viene spinta all’indietro fuori dalla cavità glenoidea.
Ciò può accadere in seguito a una caduta o a un urto sul braccio tenuto in avanti e ruotato verso l’interno.
Oppure praticando determinati sport di forza e di lancio, come le distensioni su panca, i piegamenti sulle braccia, la pallamano o la pallavolo, che sottopongono la spalla a uno sforzo molto intenso per periodi prolungati.
A differenza dell’instabilità anteriore, la lussazione completa si verifica più raramente; sono invece più frequenti i dolori legati allo sforzo e, come conseguenza tardiva, l’artrosi.
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Artrosi dell’articolazione acromioclavicolare
L’artrosi dell’articolazione acromioclavicolare è causata dall’usura della piccola articolazione situata tra la clavicola e l’acromion. Le sollecitazioni ripetute, per esempio dovute all’allenamento con i pesi, al lavoro con le braccia sollevate sopra la testa o allo sport, consumano gradualmente la cartilagine.
Anche i processi di invecchiamento svolgono un ruolo: con l’avanzare dell’età, la cartilagine dell’articolazione acromioclavicolare diventa più sottile, più ruvida e meno resistente.
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Usura dell’articolazione della spalla
Nell’omartrosi (artrosi della spalla), lo strato protettivo di cartilagine dell’articolazione principale della spalla – ovvero tra la testa dell’omero e la cavità glenoidea – si consuma gradualmente.
Di conseguenza, le superfici articolari scorrono con maggiore difficoltà l’una sull’altra, finché le ossa non sfregano direttamente contro le ossa. Dal punto di vista medico si distingue tra un’artrosi primaria (usura dovuta all’età e a fattori costituzionali) e una forma secondaria, che insorge in seguito a danni pregressi.
«Oggigiorno l’omartrosi secondaria dovuta a rotture croniche della cuffia dei rotatori è addirittura più frequente dell’usura della cartilagine legata esclusivamente all’età», afferma Borbas.
Oltre a una progressiva perdita di funzionalità, i disturbi tipici comprendono soprattutto dolori articolari sordi durante il movimento, che in seguito compaiono anche di notte in condizioni di calma, una sensazione di sfregamento o scricchiolio e una rigidità crescente, che rende particolarmente difficili i movimenti di rotazione nella vita quotidiana.
Il dolore alla spalla può provenire anche dal collo?
È del tutto possibile che i dolori provengano dal collo, afferma l’ortopedico Borbas. «Se il dolore alla spalla peggiora quando si gira la testa, nella maggior parte dei casi il problema non risiede nella spalla, bensì nella colonna cervicale.» In questo caso, le cause possono essere dolori cervicali irradiati o ernie dei dischi cervicali.
Per quanto tempo durano di solito i dolori alla spalla?
In assenza di lesioni strutturali, il dolore alla spalla dovrebbe risolversi nel giro di alcune settimane. «Di regola, dolori di questo tipo, come una borsite causata da sovraccarico, non durano più di 6 settimane», afferma Borbas.
- Leggero sovraccarico o stiramento: Spesso i sintomi migliorano nel giro di pochi giorni o di poche settimane.
- Dolore alla spalla di nuova insorgenza: Molti casi migliorano entro circa 6-8 settimane, a condizione che la spalla venga sollecitata e mobilizzata in modo adeguato.
- Dopo una lesione più grave dei tessuti molli: Possono essere necessarie dalle 6 alle 12 settimane prima che la mobilità e la capacità di carico siano completamente ripristinate dopo una lesione a muscoli, tendini, legamenti, capsula articolare o borsa sinoviale.
- Disturbi cronici o ricorrenti: Possono durare diversi mesi, soprattutto se sono coinvolti i tendini o le capsule articolari.
- Frozen shoulder: in genere dura molto più a lungo, spesso per mesi, talvolta oltre un anno. Di solito, però, guarisce da sola.
In caso di lesioni strutturali, come una rottura della cuffia dei rotatori o una lussazione della spalla, sono necessari un trattamento fisioterapico mirato ed eventualmente un intervento chirurgico.
«Se una rottura tendinea non viene trattata, i disturbi spesso persistono a lungo. In genere, i dolori vanno e vengono a seconda dello sforzo», afferma Borbas.
Quando rivolgersi al medico per un dolore alla spalla?
Ci sono situazioni in cui è necessario intervenire immediatamente:
- Dopo un infortunio
- Se non si riesce più a sollevare il braccio
- Se la spalla è lussata o se si ha questa sensazione
- In caso di intorpidimento e formicolio al braccio, alla mano o alle dita
- In caso di perdita improvvisa di forza e segni di paralisi
- Se il dolore si irradia al petto
- Se compaiono anche dolore al petto, dispnea, febbre o sensazione di malessere
Se i dolori persistono più a lungo, nei seguenti casi è opportuno richiedere anche una verifica medica:
- Se dopo 2-3 settimane non si riscontra alcun miglioramento evidente
- Se dopo 6-8 settimane i sintomi sono ancora chiaramente presenti
Diagnosi e cura del dolore alla spalla
Come primo punto di contatto ci si può rivolgere allo studio del medico di famiglia o ai servizi di telemedicina. Valutano la situazione e indirizzano il o la paziente a uno specialista se le misure conservative basate sulla fisioterapia non risultano efficaci o se i dolori aumentano.
Ecco come viene formulata la diagnosi
- Anamnesi: in questa fase vengono raccolti tutti i dati di riferimento: esordio del dolore, infortunio o sovraccarico, sede del dolore, irradiazione, dolore notturno e a riposo, professione, attività sportiva e malattie pregresse.
- Esame fisico In questa fase vengono valutati la mobilità, la forza, la dolorabilità alla pressione, il movimento della scapola e i segni neurologici e circolatori.
- Diagnostica per immagini solo se necessario Radiografie in caso di sospetto di lesioni ossee, usura o calcificazioni. Ecografia o risonanza magnetica soprattutto in caso di quadro poco chiaro, sospetto di una lesione tendinea significativa o qualora si valuti un intervento chirurgico.
«Nella maggior parte dei casi è opportuno ricorrere innanzitutto a un trattamento conservativo», afferma Borbas. In sostanza, ciò significa: adeguare il carico, ridurre le attività che accentuano il dolore continuando però a muoversi, ricorrere a una terapia del dolore a breve termine con medicinali antinfiammatori e alla fisioterapia.
Spesso, nella fase acuta dei dolori, si ricorre anche a infiltrazioni a base di cortisone. «Oggi, però, siamo diventati molto più cauti nell’uso delle iniezioni di cortisone, soprattutto nelle persone giovani e fisicamente attive», afferma Borbas.
Infatti, studi scientifici dimostrano chiaramente che le ripetute infiltrazioni di cortisone indeboliscono il tessuto tendineo e aumentano il rischio di lesioni ai tendini. «Il cortisone allevia sì l’infiammazione nel breve termine, ma, soprattutto dopo l’applicazione ripetuta, peggiora la qualità dei tendini.»
«Un’operazione tempestiva sarebbe indicata soprattutto qualora, a seguito di un infortunio – per esempio una caduta dalla bicicletta, dal monopattino elettrico o durante lo sci – un paziente attivo presenti una rottura acuta e completa della cuffia dei rotatori», spiega Borbas.
Anche in caso di instabilità cronica della spalla, con ripetute lussazioni dell’articolazione, o quando una fisioterapia mirata protratta per diversi mesi non apporta alcun sollievo, sarebbe opportuno un intervento: «Infatti, ogni nuova lussazione può causare ulteriori danni al labbro articolare, alla cartilagine e alle ossa.»
Quali spese vengono coperte dalla cassa malati?
- Medico di famiglia, Telmed o HMO Gli accertamenti e i trattamenti necessari dal punto di vista medico sono generalmente coperti dall’assicurazione base. Nei modelli basati sul medico di famiglia, Telmed o HMO è necessario attenersi all’iter di cura prestabilito.
- Specialista e ambulatorio per la spalla Gli accertamenti specialistici in ortopedia, reumatologia o altre discipline sono coperti se necessari dal punto di vista medico e se l’iter assicurativo lo consente. A seconda del modello, è prima necessario un indirizzamento.
- Esami e diagnostica per immagini La visita medica, le radiografie, l’ecografia o la risonanza magnetica sono coperte se motivate dal punto di vista medico e prescritte da un medico.
- Fisioterapia: l’assicurazione base copre le sedute di fisioterapia prescritte da un medico e svolte da fisioterapisti riconosciuti. Di norma sono previste nove sedute per ogni prescrizione; per i trattamenti più lunghi si applicano disposizioni aggiuntive.
- Medicinali: i medicinali prescritti dal medico e presenti nell’Elenco delle specialità sono generalmente rimborsati. A seconda del farmaco e della situazione, gli analgesici acquistati liberamente spesso vanno pagati di tasca propria.
- Operazione e ospedale: gli interventi chirurgici necessari dal punto di vista medico, gli interventi ambulatoriali e le cure ospedaliere nel reparto comune di un ospedale autorizzato sono coperti dall’assicurazione base.
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Spese a proprio carico in caso di malattia
- Innanzitutto va pagata la franchigia scelta.
- Successivamente, gli assicurati pagano di norma un’aliquota percentuale del 10% fino al massimale annuo previsto dalla legge.
- In caso di degenza ospedaliera si aggiunge, a seconda della situazione, un contributo ospedaliero giornaliero.
- Le prestazioni aggiuntive, come la libera scelta del medico in un ospedale privato o i servizi di comfort, rientrano di norma nell’assicurazione complementare,
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In caso di infortunio
- Se la lesione alla spalla è conseguenza di un infortunio, nella maggior parte dei casi l’assicurazione infortuni copre i costi delle cure, della fisioterapia, degli esami di diagnostica per immagini e dell’intervento chirurgico.
- Per i dipendenti con un grado di occupazione sufficiente, la copertura è generalmente garantita dall’assicurazione infortuni del datore di lavoro. In caso contrario, la copertura infortuni deve essere inclusa nell’assicurazione della cassa malati.
Conclusione
Il dolore alla spalla non è necessariamente indice di un danno permanente, perciò la spalla non va tenuta completamente a riposo. Chi prende sul serio i segnali di allarme, riduce temporaneamente il carico e ritrova fiducia nella spalla con movimenti piccoli e poco dolorosi può contribuire attivamente al processo di guarigione.