Sondaggi e studi

Frammenti di sapere

La Fondazione Sanitas Assicurazione Malattia sta esaminando il comportamento e le valutazioni delle persone in Svizzera nel contesto della digitalizzazione. I risultati degli studi e delle indagini servono ad arricchire il dibattito sociale.

Risultati monitoraggio «Società digitale e solidarietà» 2022

Con il monitoraggio «Società digitale e solidarietà» la Fondazione Sanitas Assicurazione Malattia commissiona ogni anno un sondaggio per analizzare la vita e il comportamento delle persone in Svizzera nel contesto della digitalizzazione.

Per il rilevamento del 2022, a gennaio 2450 persone hanno partecipato al sondaggio online dell’istituto di ricerca Sotomo (solo in francese). La selezione e la ponderazione mirata delle persone garantiscono un campione rappresentativo che si avvicina alla popolazione svizzera dai 18 anni in su.

«La popolazione ha una visione più sobria delle opportunità e dei rischi della digitalizzazione.»

La valutazione positiva, che i progressi e le nuove opportunità si trovano soprattutto nella trasformazione digitale, è diminuita leggermente nel 2022. C’è una crescente convinzione che la digitalizzazione divida la società in vincitori e perdenti. Il 70% degli intervistati crede che la digitalizzazione nella vita economica porterà a una maggiore disuguaglianza e che il divario tra vincitori e vinti diventerà sempre più ampio.

È inoltre evidente una certa stanchezza nell’uso quotidiano delle opportunità digitali: oggi, rispetto a durante la pandemia, meno intervistati dicono di usare regolarmente i social media, i servizi di streaming o le videoconferenze. Anche gli smartwatch e le tecnologie smarthome ristagnano a un livello basso.

Tuttavia, la popolazione diventa di anno in anno più fiduciosa che i posti di lavoro non andranno completamente persi nel corso della digitalizzazione. Quasi nessuno pensa più che i computer e i robot sostituiranno completamente le proprie attività professionali tra dieci anni.

In queste aree non c’è affaticamento digitale: sempre più persone (il doppio rispetto al 2019) registrano attivamente i dati sulla salute. E sta crescendo la fiducia nelle app di pagamento, che sono state introdotte a causa della pandemia, e nelle firme digitali.

«La solidarietà è importante; nel principio di base»

La solidarietà dei sani nei confronti dei malati è stata portata in primo piano durante la pandemia: con il 70% di approvazione, è considerata il principio di solidarietà più importante, seguito dalla solidarietà dei ricchi con i poveri o dei giovani con gli anziani. È interessante notare che la solidarietà degli anziani con i giovani è diventata molto più importante; soprattutto dal punto di vista degli anziani. Una sorta di «grazie» alla fine della pandemia in cui i giovani hanno rinunciato a tanto, soprattutto per gli anziani?

Solidarietà con le persone poco solidali: per la maggioranza, è un atto di mancanza di solidarietà se qualcuno si comporta in un modo che è dannoso per la salute e rischia così alti costi sanitari per la popolazione. Tuttavia, tre quarti sono a favore del fatto che questa persona abbia comunque diritto a una cura medica costosa; a carico della collettività.

Anche il termine «solidarietà» sta cambiando: per sempre più persone ciò significa inoltre che si dovrebbe innanzitutto prendersi cura di se stessi (e non essere un peso per gli altri); vivere in base alla responsabilità personale. La questione del vaccino anti COVID-19 ha probabilmente contribuito a questo aumento: «Prendersi cura di se stessi», può essere interpretato in questo contesto sia come un appello a vaccinarsi sia come un voto a favore della libertà di non essere vaccinati. 

Ma la solidarietà non è incondizionata. Soprattutto quando si tratta di benefici personali o potenziali diritti: per esempio, quattro persone su dieci pensano che chi condivide i propri dati sulla salute dovrebbe avere un accesso preferenziale alle nuove medicine. Chi pensa di condurre uno stile di vita particolarmente sano, è a favore di premi dell’assicurazione malattia basati sul proprio comportamento. E la maggioranza dei vaccinati contro il COVID-19 non è d’accordo che i non vaccinati abbiano diritto alle cure intensive in caso di mancanza di posti.

Anche se la pandemia da COVID-19 ha aumentato l’attenzione sulla solidarietà sociale, quest’ultima sembra passare in secondo piano non appena subentrano gli interessi personale.

«Condividere i dati sulla salute? La parola magica è fiducia»

Non solo l’atteggiamento verso il monitoraggio della salute sta diventando più positivo, ma anche quello sulla condivisione dei dati registrati. Per questo, la fiducia nella protezione e nella sicurezza dei dati è fondamentale.

Quasi nove persone su dieci possono immaginare di condividere i loro dati sulla salute in formato digitale con il proprio medico di famiglia. Il motivo principale: individuazione precoce dei problemi di salute. Per la prima volta, più della metà donerebbe i propri dati sulla salute a favore della ricerca medica.

Oltre ai benefici personali, gli intervistati vedono aspetti positivi anche per la società: la registrazione completa dei dati sulla salute come quelli sulla pressione sanguigna o sulla saturazione di ossigeno dovrebbe contribuire a una migliore assistenza medica. Il monitoraggio dei dati sulle attività come il numero di passi o i chilometri percorsi in bicicletta, d’altra parte, dovrebbe portare a costi di assistenza sanitaria più bassi in generale.

Un portale sulla salute in cui si possono visualizzare tutti i dati relativi alla salute (quelli misurati autonomamante e quelli rilevati dagli specialisti, così come i documenti medici) sarebbe utile per due terzi dei partecipanti al sondaggio. E 4 persone su 5 vogliono poter decidere da sole con chi condividere questi dati. Quindi sono fiduciose e sarebbero disposte a gestire da sole i loro dati sulla salute.

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Con una maggiore digitalizzazione, nel settore sanitario la salute dell’individuo viene sempre più spesso tradotta in numeri. La raccolta dei dati tramite il proprio monitoraggio con orologio e smartphone o tramite medico o terapista; fino all’analisi dei geni; rende possibili previsioni di salute più accurate e può rivelare i rischi di malattia. Se i dati sulla vita e sulla salute vengono monitorati, diventa possibile anche un maggiore controllo. Ma che impatto ha questo sul principio di solidarietà nel sistema sanitario?

La Fondazione Sanitas Assicurazione Malattia ha incaricato il think tank indipendente del Gottlieb Duttweiler Institute (GDI) di indagare sulle connessioni tra datafication, fiducia e solidarietà nella società e nel sistema sanitario.

Supponiamo che un’intelligenza artificiale preveda per voi una grave malattia se non cambiate il vostro comportamento. Continuereste a vivere come prima? Nonostante altri ne sarebbero al corrente? Anche se così facendo potreste un domani essere di peso alla società a causa degli elevati costi della salute? La trasparenza attraverso i dati promette successo nella medicina del futuro, ma comporta anche il rischio che il principio della solidarietà assicurativa nell’assicurazione base possa essere compromesso.

Lo studio del GDI delinea quattro scenari estremi per un futuro sistema sanitario, che differiscono da un lato per quanto riguarda il ruolo dello Stato: quanto interviene? E, dall’altro, in relazione all’uso dei dati sulla salute: servono soprattutto a monitorare l’individuo, o piuttosto per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi di salute?

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Lo scenario «Big Government» descrive uno Stato forte con condizioni severe per il sostegno solidale. Le persone devono condividere i loro dati sulla salute e sono spinte ad adottare comportamenti sani. La salute pubblica e lo Stato di sorveglianza vanno di pari passo. Tali tendenze sono già evidenti nella regione asiatica.

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Nello scenario «Big Self», l’obiettivo è quello di mettere in grado l’individuo di condurre uno stile di vita sano, senza dirgli cosa fare. Lo Stato gioca un ruolo importante in questo; ma si limita a regolare l’uso dei dati e a facilitare un comportamento sano. Questo scenario segue gli sviluppi che sono comuni nell’area europea.

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Nello scenario «Big Business», le persone con profili di salute simili si uniscono in un pool di rischio. Questi pool di rischio richiedono la divulgazione di dati in modo da escludere rischi sfavorevoli. Un tale scenario comporta il pericolo che non tutte le persone siano in grado di assicurarsi sufficientemente contro le malattie; come avviene oggi negli Stati Uniti.

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La divulgazione dei dati assume un ruolo centrale anche nello scenario «Big Community». Tuttavia, avviene sulla base di una solidarietà volontaria: le persone condividono i loro dati tra loro senza pretendere un comportamento «sano» dagli altri. Piuttosto, la diversità dei dati è considerata una forza che arricchisce il modello di dati e quindi lo rende più robusto.

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In quale direzione sta andando la Svizzera?

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Il sistema sanitario svizzero di oggi è più vicino allo scenario del «Big Self», dove lo Stato vuole sostenere e responsabilizzare l’individuo. La datafication agisce come un catalizzatore e, sullo sfondo dei costi della salute in costante aumento, potrebbe innescare dei spostamenti verso una maggiore influenza statale e per quanto riguarda la tolleranza reciproca e la solidarietà tra gli assicurati con diverse condizioni di salute. I risultati del sondaggio degli studi Sotomo «Società digitale e solidarietà» (2018-2020) hanno mostrato che la semplice esistenza di opzioni di controllo digitali porta a chiedere condizioni più severe. Chi pensa di comportarsi in modo più sano degli altri si aspetta premi dell’assicurazione malattia più bassi e vuole contribuire meno alla compensazione finanziata in modo solidale insieme agli altri assicurati.

I risultati dello studio GDI 2021 «Lo smartwatch porta all’indebolimento della solidarietà? Scenari per un sistema sanitario basato sui dati» evidenzia i meccanismi alla base della solidarietà in un sistema sanitario incentrato sui dati e invita tutte le parti interessate a partecipare al dibattito per lo sviluppo futuro.

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Illustrazioni: Studio Topie, www.kombinatrotweiss.de

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La pandemia del coronavirus ha fatto avanzare ulteriormente la digitalizzazione. Per molti, le possibilità digitali come la videotelefonia o lo shopping online ai tempi del distanziamento sociale erano inizialmente inusuali, ma poi sono diventati rapidamente parte della vita quotidiana. Il monitoraggio mostra aspetti della digitalizzazione nei periodi di pandemia che influiscono sulla popolazione. Sorprendentemente, l’ansia da prestazione digitale è diminuita.

In generale, la digitalizzazione ha una connotazione meno negativa rispetto a qualche anno fa. Dopo circa un anno di COVID-19 la popolazione continua a fare un uso elevato dei canali e delle offerte digitali, registrando solo un minimo aumento. Solo la videotelefonia si è raddoppiata e, nell’uso di servizi di streaming come Netflix, la generazione più anziana accorcia le distanze con la generazione giovane.

Mentre un anno fa la trasformazione digitale era associata a una forte ansia da prestazione, soprattutto tra i giovani, il lockdown parziale rivela un fenomeno sorprendente: nella vita professionale, nel settore della salute, per quanto riguarda i social media come Instagram e Facebook, ma anche nello sport, la popolazione nel gennaio 2021 sente significativamente meno ansia soggettiva da prestazione. Le sfide poste dagli strumenti digitali sembrano essersi notevolmente attenuate in tempi di home office e contatti sociali limitati. Oppure assumono semplicemente una prospettiva diversa, data la natura eccezionale della pandemia. Resta da vedere come la popolazione farà tesoro di questa esperienza una volta che il coronavirus sarà passato e si tornerà a una maggiore normalità.

In merito allo studio: dall’8 al 18 gennaio 2021, 2344 partecipanti hanno preso parte al sondaggio online condotto dal centro di ricerca Sotomo. La selezione e la ponderazione mirata delle persone garantiscono un campione rappresentativo che si avvicina alla popolazione svizzera dai 18 anni in su.

Risultati selezionati

La crisi del coronavirus mette in prospettiva l’ansia da prestazione digitale: la diminuzione è particolarmente pronunciata nella vita professionale; invece del 45 percento, solo il 18 percento ora percepisce la trasformazione digitale come un aumento dell’ansia da prestazione. La decelerazione avviene nella rete sociale: il coronavirus costringe a ritirarsi tra le proprie quattro mura e, in più, toglie il focus dal mercato sociale. La «Fear of Missing Out» (FoMO), cioè la paura di perdersi qualcosa si è ridotta portando da un lato a un minore utilizzo dei canali dei social media (80% rispetto al 92% all’inizio del 2020) e quindi a un’ansia da prestazione significativamente più bassa. Parallelamente, l’uso dei social media è significativamente più basso, soprattutto tra i giovani adulti.

 

Immagine 25: Pressione risentita a causa della misurazione digitale di dati relativi alle prestazioni o alla vita, in base all’età

«Grazie alla misurazione digitale di dati relativi alle prestazioni o alla vita vi sono più possibilità di paragone. Vi sono degli ambiti in cui si sente ulteriormente sotto pressione per questo?»

La fiducia è la base per la condivisione dei dati legati alla salute: il beneficio personale e il beneficio per la comunità, i fattori che decidono se condividere i dati della salute o meno, sono rispettivamente al 62 e al 44 percento. Con il 70 percento di consenso, la cosa più importante per gli intervistati, tuttavia, è la fiducia nel destinatario dei dati.

Immagine 33: Fattori a favore della condivisione di dati sulla salute

«Quali sono i fattori decisivi che la inducono a mettere a disposizione i suoi dati sulla salute a una persona/organizzazione?»

La misurazione della vita cambia il comportamento: il 41 percento degli intervistati misura attivamente il proprio numero di passi giornalieri, e quasi la metà di loro trova che ciò abbia cambiato il loro comportamento. Questo significa che un considerevole 20 percento di tutte le persone in Svizzera ritiene di camminare più spesso e/o più a lungo di prima grazie alla registrazione dei passi. La registrazione digitale del rendimento atletico porta anche a cambiamenti comportamentali in circa una persona su due.

Immagine 23: Influsso di un regolare monitoraggio di diverse attività sul comportamento

«Quali hanno comportato un cambiamento durevole nel suo atteggiamento?»

Covid tracing e registrazioni online; ambivalenza nella popolazione: gli intervistati sono più preoccupati per l’uso improprio dei dati quando si inseriscono voci nei moduli online, come ad esempio per le visite al ristorante, piuttosto che quando si usa l’app SwissCovid. Tuttavia, la registrazione online per i ristoranti è usata più spesso dell’app. La destra politica e la popolazione meno istruita sono particolarmente critiche per quanto riguarda il tracciamento di contatti con l’app SwissCovid, che serve principalmente alla popolazione generale. Questo esempio mostra anche che le persone preferiscono condividere i loro dati quando traggono un beneficio personale, cioè l’ingresso a un ristorante o a un evento, nonostante le preoccupazioni per la protezione dei dati.

Sorprendentemente alto, al 45 percento, è stato il consenso che paesi come la Corea del Sud o Taiwan dovrebbero essere usati come modello in una futura pandemia: questi hanno ridotto al minimo la protezione dei dati a favore di un monitoraggio temporaneo della mobilità attraverso i dati del telefono cellulare. La diffusione del virus può così essere prevenuta con successo. Non c’è stata quasi alcuna differenza nel grado di approvazione in base all’appartenenza politica, ma gli anziani erano più favorevoli dei giovani.

In conclusione: in caso di una nuova pandemia, circa la metà della popolazione vorrebbe limitare temporaneamente la protezione dei dati a favore delle libertà nella vita quotidiana.

Immagine 28: Approvazione al monitoraggio di dati del cellulare con l’obiettivo di contenere una pandemia

«Paesi come la Corea del Sud o il Taiwan hanno ridotto la protezione dei dati durante la pandemia e sono così riusciti a contenere la diffusione del virus grazie al monitoraggio dei dati dei cellulari. In caso di una nuova pandemia: è dell’avviso che la Svizzera dovrebbe adottare un monitoraggio dei dati dei cellulari simile per la durata della pandemia?»

La solidarietà nel sistema sanitario di domani: per quanto riguarda la prevenzione, la metà degli intervistati pensa che non sia solidale se qualcuno si comporta in modo malsano, rischiando così alti costi sanitari a spese della collettività. Tra le persone politicamente di destra, la cifra è di due terzi. Allo stesso tempo, il 42 percento ritiene che il comportamento malsano non sia una mancanza di solidarietà, anche se la persona interessata sa di una maggiore predisposizione alla malattia.

Immagine 49: Approvazione dell’affermazione: un comportamento malsano va contro il principio di solidarietà; in base all’orientamento politico

«Da un esame medico emerge che una persona ha una predisposizione a malattie cardiovascolari. Ciò nonostante continua a nutrirsi in modo malsano e a fare troppo poco movimento. Questa persona va contro il principio di solidarietà perché crea elevati costi della salute per la collettività?»

Alla domanda sulle possibilità della medicina personalizzata del futuro, l’80 percento degli intervistati crede che anche le costose terapie speciali per il cancro debbano essere pagate dall’assicurazione base se ci sono buone possibilità di guarigione. Anche se questo potrebbe far aumentare i premi dell’assicurazione della collettività. I partecipanti al sondaggio esprimono quindi il loro sostegno al finanziamento solidale delle conquiste della medicina personalizzata.

La domanda se «nuove e costose cure personalizzate» debbano essere coperte dall’assicurazione base, anche a costo di premi più alti per tutti, dipinge un quadro differenziato. Circa un terzo ritiene: «Sì, assolutamente». Tuttavia, per due terzi degli intervistati, devono essere soddisfatte alcune condizioni. Per esempio, che i pazienti ottengano un miglioramento significativo della qualità della vita come risultato della cura.

Gli intervistati si sono quindi trovati a dover soppesare il rapporto tra costi e benefici in relazione alle opzioni di finanziamento.

Le reazioni degli intervistati mostrano: con il progredire dello sviluppo della «pillola personale», le discussioni fondamentali sulla progettazione del sistema sanitario di domani occuperanno ancora più spazio nell’agenda politica.

Immagine 46: Rimborso di medicinali personalizzati più costosi dall’assicurazione base: condizioni base

«In futuro, saranno possibili nuove cure personalizzate, ma queste possono essere molto costose. Queste cure devono essere pagate dall’assicurazione base, anche se questo fa aumentare i premi per tutti?»

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Internet, Google, login, tracce in rete: questa è la realtà della società digitale. E la pandemia da coronavirus ha accelerato la digitalizzazione ampliandola a nuovi ambiti della nostra vita. Ma, prima della pandemia, in che modo vedevano le persone le opportunità e i rischi della società dei dati? Cosa ne pensano della crescente misurazione della vita? E questo sviluppo come si ripercuote sulla solidarietà sociale?

Dai risultati del monitoraggio «Società digitale e solidarietà» 2020 emerge che il comportamento della popolazione è ambivalente. Usufruisce diligentemente delle offerte digitali, temendo però la trasmissione di dati. Crede molto nella solidarietà sociale ma pretende sempre più spesso offerte calcolate in base su proprio comportamento, come i premi dell’assicurazione malattia.

Complessivamente, dal 9 al 16 gennaio 2020 sono state intervistate 2297 persone sul loro comportamento e sulla loro posizione. La selezione delle persone e la ponderazione del sondaggio garantiscono che il risultato sia rappresentativo della popolazione svizzera dai 18 anni in su. Il nostro partner per il sondaggio è l’Istituto di ricerca sotomo di Zurigo.

Selezione sintetica dei risultati

  • La digitalizzazione fa sempre meno paura: oggi, per il 44% degli intervistati la digitalizzazione è soprattutto sinonimo di progresso. La associano a caratteristiche positive come l’efficienza, l’ampliamento delle opportunità o la trasmissione di informazioni. Questo rispecchia la voglia di autodeterminazione e miglioramento di se stessi.
  • Maggiore uso dei canali digitali: rispetto all’anno precedente è aumentato l’uso regolare di servizi di streaming (51%), memorie di dati nelle cloud (53%) e social media (67%). Anche secondo lo splitting per fasce d’età, ad esempio per i social media: dai 18 ai 35 anni (92%), dai 36 ai 55 anni (64%), oltre i 55 anni (43%).
  • Maggiori incertezze tra i giovani: il 38% delle persone tra i 18 e i 35 anni si sente confuso dagli sviluppi della digitalizzazione, contro il 28 percento tra le persone di età superiore ai 65 anni. Inoltre, soprattutto gli anziani si esprimono in modo sempre più positivo nei confronti della digitalizzazione. I giovani, che hanno ancora davanti a sé tutta una vita e la propria carriera, sembrano avere più remore.
  • Costante pressione a causa della diffusione digitale: il 44% dei lavoratori si sente messo sotto pressione sul posto di lavoro. Una percentuale quasi identica a quella del 2019. La pressione risentita nel settore sanitario fa invece un enorme salto passando dal 25% al 32%.
  • La tendenza a misurare la vita: sempre più spesso vengono registrati dati relativi alle proprie attività e alla propria salute. Grazie al contapassi, oltre il 20% della popolazione va più spesso o più a lungo a piedi, soprattutto le donne. E già il 58% delle donne tra i 15 e i 35 anni registra il proprio ciclo in modo digitale. Il 19% misura la frequenza cardiaca; valore raddoppiato rispetto all’anno precedente.
  • Scetticismo sulla condivisione dei dati sulla salute: l’84% degli intervistati condividerebbe i dati che ha registrato con il medico di famiglia, ma molte meno persone lo farebbero con medici specialisti (64%), la ricerca medica (47%) oppure con un’assicurazione o una cassa malati (15%).
  • Effetti della digitalizzazione sulla solidarietà: l’ambivalenza in merito alla solidarietà nel settore sanitario o assicurativo è sorprendente. La solidarietà delle persone sane nei confronti di quelle malate è considerata importante. Dal 2019, la solidarietà è aumentata di importanza (dal 56 a 63%). Al tempo stesso, nel 2020 per la prima volta la maggioranza (51%) ritiene che le persone che si mantengono in forma e seguono un’alimentazione sana dovrebbero essere ricompensate con un premio per la cassa malati inferiore. Un aumento di circa un quinto in soli 2 anni che potrebbe essere motivo di preoccupazione per il principio di solidarietà esistente.
  • La politica si allontana dalla popolazione: come tema speciale, l’attuale sondaggio confronta gli atteggiamenti della popolazione con quelli dei candidati al Consiglio nazionale del 2019. Nel complesso, i politici (92%) hanno una visione più positiva degli effetti della digitalizzazione rispetto alla popolazione (70%). E due terzi della popolazione, ma soltanto un terzo dei politici, pensano invece che la digitalizzazione causi più disparità a livello lavorativo. Vi è quindi un divario tra l’opinione dei politici e quella della popolazione?

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Il secondo sondaggio online rappresentativo sul tema della solidarietà all’interno del mondo digitale è stato condotto a febbraio 2019. Che ne pensa la popolazione svizzera della crescente misurazione della vita? Quale tipo di solidarietà è importante per le persone? E come sono evoluti l’uso e l’atteggiamento nei confronti dei servizi digitali dal 2018?

Ecco i risultati più importanti

  • In linea di massima, la popolazione attribuisce grande importanza alla solidarietà dei ricchi nei confronti dei poveri, dei giovani con gli anziani, delle persone sane con quelle malate e addirittura degli anziani con i giovani.
  • Nel 2019, tuttavia, già la metà degli intervistati è a favore di sconti sui premi per le persone che si tengono in forma e mangiano sano.
  • Quasi due terzi (63%) delle persone che considerano il proprio stile di vita più sano di quello di altre persone della stessa età troverebbero addirittura appropriati sconti comportamentali sui premi. Ecco che la solidarietà finisce sotto pressione.
  • La popolazione vuole e utilizza le offerte digitali e contribuisce così all’ulteriore sviluppo di persone «trasparenti» dal punto di vista dei dati. Al tempo stesso, tuttavia, sussiste preoccupazione per la solidarietà sociale e dubbio a causa della crescente competizione all’interno della società.
  • La gente è un po’ meno scettica riguardo al cambiamento digitale in sé.
  • Gli intervistati vedono come vincitori della digitalizzazione le persone giovani, flessibili, istruite e competitive. Tuttavia, la svolta digitale accentua questo concetto di competizione all’interno della società e crea, così, ulteriore stress, soprattutto tra i giovani.
  • La misurazione digitale della vita tende a portare a una minore auto-responsabilità; la tata digitale prende il sopravvento.
  • L’uso dell’offerta digitale si mantiene allo stesso livello (elevato) dell’anno scorso. La fiducia nei raccoglitori di dati è aumentata leggermente. La raccolta di dati sembra essere accettata se, in cambio, sono disponibili offerte digitali gratuite o a basso costo.

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Il primo sondaggio si è concentrato principalmente su questioni relative alla propria misurazione della vita con lo smartphone, alla disponibilità a condividere i dati, al tema delle tracce e della protezione dei dati nonché alle aspettative della vita sociale in un futuro digitale.

Gli svizzeri registrano attivamente i dati relativi alla loro vita e al loro comportamento. Molte persone condividono apertamente il loro comportamento in quanto utenti, tuttavia hanno un’immagine piuttosto negativa nei confronti di una società sempre più caratterizzata dalla misurazione digitale.

Le conclusioni più importanti

  • La misurazione della vita è diffusa nella popolazione svizzera.
  • Le persone soppesano opportunità e rischi: preoccupazioni in relazione alla sfera privata vengono relegate in secondo piano nella vita quotidiana.
  • C’è scetticismo quando sono terzi a raccogliere i dati, in particolare se si tratta di imprese del settore privato, dell’ambiente di lavoro o addirittura di organizzazioni criminali.
  • Paure legate alla società digitalizzata: Creare valori come la solidarietà e l’autoresponsabilità è una sfida.
  • Si pone la domanda della responsabilità digitale.

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